Batata


Sistematica della batata (Ipomoea batatas L.) sec. il sistema Cronquist
Natura
Mundus
Biota
Domain/Dominio: Eucariota Chatton, 1925 (Eukaryota o Eukarya/Eucarioti)
Regnum/Regno: Plantae Haeckel, 1866 (Plants/Piante)
Subregnum/Sottoregno: Tracheobionta (Vascular plants/Piante vascolari)
Superdivisio/Superdivisione: Spermatophyta (Seed plants/Piante con semi)
Divisio/Divisione: Magnoliophyta Cronquist, 1996 (Flowering plants/Piante con fiori)
Subdivisio/Sottodivisione: Magnoliophytina Frohne & U. Jensen ex Reveal, 1996 (Flowering plants/Piante con fiori)
Classis/Classe: Rosopsida Batsch, 1788 (Dicotyledons/Dicotiledoni)
Subclassis/Sottoclasse Lamiidae Takht., 1993
Superorder/Superordine: Solananae R. Dahlgren ex Reveal, 1992
Order/Ordine: Solanales Dumortier, 1829
subOrder/subOrdine: Convolvulineae Engl., 1898
Familia/Famiglia: Convolvulaceae A.L. de Jussieu, 1789 (in inglese: morning-glory family)
Subfamilia/Sottofamiglia: Ipomoeeae Hallier (1893)
Tribus/Tribù: Ipomoeeae Dumort., 1827
Genus/Genere: Ipomeae L. 1753
Species/Specie: Ipomeae batatas L. 1753


Sistematica della batata (Ipomeae batatas L.) sec. il sistema APG
Clade: Eucariota Whittaker & Margulis,1978
Regnum/Regno: Plantae Haeckel, 1866
Clade: Angiospermae
Clade: Monocots
Clade: Unassigned monocots
Ordo: Solanales Dumortier, 1829
Familia: Convolvulaceae A.L. de Jussieu, 1789 (in inglese: morning-glory family)
Subfamilia/Sottofamiglia: Ipomoeeae Hallier f. (1893)
Genus/Genere: Ipomeae L.
Specie: Ipomoea batatas (L.) Lam.


Nomi comuni di Ipomoea batatas nel mondo
: Generalità
La patata dolce, conosciuta anche come patata americana e meno comunemente come batata è una specie appartenente alla famiglia delle Convolvulaceae, coltivata nelle regioni tropicali per i suoi tuberi commestibili, dolci e ricchi di amido. Questa specie non ha nulla a che fare con la patata che, tra l'altro appartiene ad una famiglia botanica diversa e l'organo che si utilizza non è un tubero ma una radice.

Origine e distribuzione
La specie è originaria delle zone tropicali delle Americhe dove la coltivazione è stata praticata 5000 anni fa. Si diffuse rapidamente in tutta la regione, compresi i Caraibi. Importata dopo la colonizzazione delle Americhe, è diffusa in Europa e anche in Asia, dove la sua presenza in Cina è stata già documentata alla fine del XVI secolo. Le patate dolci sono note anche in Polinesia prima delle esplorazioni occidentali.
Su come la specie sia arrivata in Oceania è oggetto di un vivace dibattito che coinvolge osservazioni archeologiche, linguistiche e genetiche.
Dal Sud America è arrivata nel vecchio continente grazie a Cristoforo Colombo, e da allora la patata dolce si è ampiamente diffusa per il fatto che contiene molte sostanze utili all'organismo umano come la fibra, le vitamine A e C (e in quantità più piccola B ed E), proteine, potassio, magnesio, ferro e calcio. L 'Ipomoea batatas è anche ricca in flavonoidi ed antociani e possiede significative quantità di antiossidanti ed sostanze anti-invecchiamento. Non è un caso che alcune creme antirughe contengono un estratto di questo tubero.
L'associazione americana CSPI (Center for Science in the Public Interest) in una classifica sulle piante sane messo al primo posto la batata rossa. Questo tubero ha ottenuto il punteggio più alto grazie all'alta concentrazione di sostanze benefiche per il nostro corpo, non solo all'interno del rizo-tubero ma anche e, soprattutto, nella buccia.
I reperti più antichi dimostrano che il consumo di patata dolce (probabilmente dopo la raccolta) sono stati identificati in Perù e la data risale all'8.000 aC. Il Perù è il più antico luogo dove sono state trovate tracce di consumo e di addomesticamento di questa specie. Gli studi dimostrano che la batata è stata coltivata per più di 10 mila anni nella regione di Ayacucho.
Inoltre, sembra che le prime coltivazioni hanno avuto luogo in Centro e Sud America solo nel 3000 è concepibile che la zona di origine della patata dolce sia da individuarsi tra la penisola dello Yucatan (Messico) e la foce dell'Orinoco (Venezuela).
Oggi, grazie agli import-export, la patata dolce è coltivata in tutte le zone temperate del mondo, ovunque ci sia una quantità sufficiente di acqua per lo sviluppo e la maturazione. Con ogni probabilità, le prime aree origine che hanno ospitato la batata sono il Nord America, la Polinesia, il Giappone e poi in tutta l'Asia continentale.
Secondo le statistiche della FAO (Food and Agriculture Organization), la produzione di patata dolce nel periodo 1996-1998 è stata pari a 133 milioni di tonnellate e nel 2004 di 127 milioni di tonnellate, la maggior parte della quale è concentrata in Cina dove si raggiungono 105 milioni di tonnellate. (Tabella 1). La batata è anche usata per il l'alimentazione del bestiame.

Tabella 1 - Superfici produttive e rese della batata per Continente (1996–1998)

Continente Superficie (ha) Productione (t) Resa (t/ha)
Africa 1,549,002 6,938,342 4.5
Asia 7,061,484 123,702,605 17.5
Europa 5,202 61,572 11.8
Nord America 165,704 1,094,840 6.6
Oceania 110,855 435,274 3.9
Sud America 113,963 1,370,472 12.0
Totale 9,006,210 133,603,106 14.8


La batata è un'importante coltura alimentare mondiale, sia in termini di superficie, sia di produzione (Tabella 1). La batata è diffusa in oltre 100 Paesi, quasi interamente in via di sviluppo, quali in Asia (78% della superficie di batata globale) ed in Africa. La Cina ha il 73% della superficie globale e l'84% della produzione mondiale. Così, mentre la distribuzione di batata è estremamente concentrata, la produzione si sviluppa su molti Paesi quali il Vietnam, l'Indonesia, l'India e le Filippine che sono importanti Paesi dell'Asia dove dove la produzione è sviluppata.
Inoltre troviamo una cospicua concentrazione di batata nelle Highlands nell'Africa orientale (Uganda, Rwanda, Burundi, Kenya). Nella Nuova Guinea, precisamente nella porzione dello Stato indipendente nel Commonwealth inglese di Papua, la batata ha un ruolo particolarmente importante nella dieta, come 'dimostra l'elevata produzione pro-capite: per le Isole Salomone 178 kg a persona, 165 kg nel Ruanda, 125 kg nel Niue, 102 kg nel Burundi , fino a 20 kg a Cuba e 19 kg a Barbados e Saint Vincent/Grenadines.
Tra i primi anni del1960 e la fine del 1990, c'è stata una riduzione globale dell'area coltivata a batata di circa 31%. A causa degli aumenti di rendimento, il calo associato alla produzione è inferiore, soprattutto in Cina. In Asia, l'area coltivata a batata è diminuita nel corso del 1960 ed è stata stabile nel corso del 1970. La superficie produttiva è di nuovo diminuita durante la prima parte del 1980 ed è rimasta stabile da allora. La produzione è rimasta pressoché costante a causa di un aumento delle rese unitarie. Poiché la maggior parte di batata viene coltivata in Cina, il modello per l'Asia è guidato dai cambiamenti che si verificano in Cina.
Nel 1960 il Giappone era un importante produttore di batata, ma l'area produttiva è diminuito fortemente tra i 1960 ed i primi anni del decennio 1970-80. Da allora l'area produttiva della batata è rimasta pressoché costante. Vietnam e Bangladesh sono importanti Paesi produttivi di batata ed in Asia hanno assistito ad un aumento nella superficie negli ultimi 30 anni.
Il ruolo della batata in Cina è cambiata passando dalle colture alimentari produttrici di materie prime a prodotti alimentari trasformati industrialmente (come, ad esempio, le tagliatelle), anche se gli alimento di base rimangono nei quartieri poveri e nelle zone montuose. Nelle zone a più alto reddito, è diventata un alimento supplementare e per "spuntino".
Anche se le statistiche per l'Africa indicano un andamento piuttosto irregolare per 1960 e 1970, vi è una chiara tendenza generale verso un forte aumento della superficie (un aumento di 2,5 volte negli ultimi 40 anni). Negli Stati Uniti vi è stata una diminuzione costante nella superficie coltivata a batata, come pure in Giappone, dove il raccolto è cambiato dalla produzione di alimenti direttamente consumabili alla
Descrizione
Habitus vegetativo. La batata è una pianta erbacea perenne che presenta foglie lobate o palmate a fillotassi alterna. Tuttavia, è coltivata come pianta annuale a moltiplicazione vegetativa, con utilizzazione di rizotuberi o talee. Il suo portamento è prevalentemente prostrato con un sistema che si espande rapidamente, orizzontalmente, sul terreno. I tipi di portamento della batata sono: eretto, semi-eretto, prostato e molto prostato (figura 1).

Figura 1 – Tipi di habitus di crescita. A sinistra pianta a portamento eretto derivata da seme vero, con relativa descrizione; a destra pianta derivata da rizo-tubero con portamento prostrato.


Sistema radicale. L'apparato radicale è costituito da radici fibrose che assorbono nutrienti e acqua ed ancorano la pianta al suolo e le radici di riserva (rizotuberi) che sono radici laterali, che immagazzinano prodotti fotosintetici.
Il sistema radicale delle piante ottenute da moltiplicazione vegetativa (agamica) inizia lo sviluppo con radici avventizie che si sviluppano, poi, in radici fibrose primarie, che si ramificano in radici laterali.
Con lo sviluppo della pianta, si sviluppano radici che hanno lo spessore di una matita e qualche lignificazione.
Altre le radici che hanno una certa lignificazione, si addensano e diventano carnose e sono chiamate rizotuberi o radici di conservazione del materiale di riserva.
Le piante, derivate da vero seme, formano una radice tipica, con un asse centrale e con rami laterali (Figura 2).

Figura 2 – Tipi di radici. A sinistra schema di radice con la corrispondente descrizione; a destra radici ingrossate con funzioni di riserva per la pianta (rizotuberi).


Rizo-tuberi. Sono chiamati anche radici tuberiformi o radici tuberizzate o radici succulente o radici di riserva. I rizo-tuberi sono quelli che costituiscono il prodotto alimentare della batata o patata dolce o patata americana. I rizo-tuberi sono, pertanto, radici specializzate la cui organizzazione interna rimane costante dal punto di vista anatomico, ma le funzioni sono molto diversificate in quelle tipiche di organo di riserva che consente alla pianta di sopravvivere nei periodi in cui la temperatura ambiente è più bassa, quando non è in grado di sintetizzare nuove sostanze nutrititiva.
Possiede un'epidermide di colore che va dal rosso al viola, dal marrone al bianco, a seconda della varietà; anche la polpa che varia dal bianco al giallo, all'arancione fino al viola (Figura 3).
Una radice tuberosa è una radice secondaria, laterale, che si è modificata ed ingrossata per funzionare come un organo di deposito per il fatto che il parenchima corticale si specializza come tessuto di riserva. Il rizo-tubero può essere prodotto nelle zone terminali o dell'apparato radicale e può coinvolgere l'intera radice. Rispetto al tubero derivato dal fusto (quello della patata, Solanum tuberosum) il rizo-tubero ha, dunque, una diversa origine, ma è simile la funzione e l'aspetto. Esempi di piante con notevoli radici tuberose comprendono, oltre la patata dolce, come già detto, anche la manioca e la dalia.
I tuberi-radice sono organi perennanti, radici ingrossate che contengono le sostanze di riserva che la pianta utilizza nei periodi in cui non può crescere attivamente (nei periodi freddi), consentendo, in tal modo, la sopravvivenza da un anno all'altro.
L'ingrossamento massiccio di radici secondarie tipico delle patate dolci, hanno le strutture interne ed esterne specifiche di cellule e tessuti di una radice, essi producono radici avventizie e fusti che ancora producono radici avventizie. In altre parole il rizotubero presenta una struttura tissutale tipica di una radice e non di un fusto, come nel caso del tubero classico.
Nella radice-tubero, a differenza del fusto, non esistono nodi e internodi o gemme. I tuberi radice hanno un'estremità detta estremità prossimale, che è l'estremità che è stato attaccata alla radice da cui si è sviluppato. Questo punto prossimale ha un tessuto a corona che produce germogli da cui originano nuovi steli e foglie. L'altra estremità del tubero radice è chiamato estremità distale e produce normalmente radici non modificate rispetto alla struttura radicale. Nei tuberi derivati dal fusto, i tuberi-fusto (quelli della patata tradizionale) l'ordine è invertito, con la produzione di fusti dal punto distale.
La batata derivata da radici tuberose ha una durata biennale. Nel primo anno la pianta produce rizo-tuberi; al termine della stagione di crescita, la pianta germoglia e spesso muore, lasciando i rizo-tuberi appena generati. Con la successiva stagione di crescita, i rizo-tuberi producono nuovi germogli. Questi germogli del secondo anno crescono, le riserve immagazzinate della radice-tubero vengono consumati nella produzione di nuove radici, steli ed organi riproduttivi. Ogni tessuto radicale residuo della pianta del primo anno muore contemporaneamente alla rigenerazione di rizo-tuberi della pianta della generazione del secondo anno.

Figura 3 – Descrizione del rizo-tubero e sua sezione trasversale. I rizo-tuberi sono radici della pianta che hanno assunto un funzione di riserva. Essi hanno in colorazione variabile dell'epidermide e della polpa ed hanno gemme avventizie. Queste hanno origine profonda (gemme endogene) e devono lacerare i tessuti sovrastanti per affiorare. Il passaggio a struttura secondaria avviene a carico del cambio cribro-vascolare e del fellogeno. Il cambio cribro vascolare si forma in parte sotto il periciclo, in corrispondenza delle arche legnose, e in parte da cellule parenchimatiche che si trovano fra le arche legnose e quelle liberiane. Da questa induzione si viene a formare un cambio di forma sinusoidale che presto si circolarizza producendo solamente legno all'interno, prima di cominciare l'attività dipleurica. Il rizoderma viene sostituito inizialmente dall’esoderma. Successivamente, quando è iniziato l'accrescimento secondario, si differenzia nella zona corticale (talvolta fino alla profondità del periciclo) un fellogeno, che funziona in modo simile a quello del fusto, formando un periderma con lenticelle.


Le radici secondarie, sulle quali si formano i rizo-tuberi, contribuiscono ad aumentare la massa dell’apparato radicale accrescendo la capacità di ancoraggio e quella di assorbimento. Una radice laterale si forma a seguito della proliferazione di un gruppo di cellule del periciclo, in linea di massima poste di fronte ad un’arca legnosa. Esse si dividono periclinalmente generalmente tre volte, di modo da costituire i tre meristemi primari dell'apice. L’abbozzo poi, con divisioni anticlinali, si allunga ed inizia ad organizzarsi secondo lo stesso schema della radice primaria. L’accrescimento determina la rottura dell’endoderma, la perforazione del parenchima corticale e dell’epidermide per fuoriuscire all'esterno. Si dice che, a differenza delle appendici del fusto, le radici secondarie abbiano un'origine endogena.


Fusto. Il fusto è cilindrico e la sua lunghezza, come quella degli internodi, dipende dal portamento della cultivar e dalla disponibilità di acqua nel terreno. Le cultivar erette sono circa 1 m di lunghezza, mentre quelle a stelo prostrato possono raggiungere la lunghezza di più di 5 m.
Alcune cultivar presentano fusti con caratteristiche molto simili. La lunghezza dell'internodo è variabile e può essere corto o lungo, mentre il diametro può essere sottile o molto spesso.
A seconda della cultivar, il colore delfusto varia dal verde e pigmentato al colore rosso-viola, ricco di antociani. Circa la tomentosità nei germogli apicali e, per alcune cultivar anche degli steli, essa varia da glabro (senza peli) a molto pubescenti.

Foglie. Le foglie sono semplici, lobate o palmate a fillotassi alterna di 2/5. Partendo da certa foglia data (la numero 1), prima di trovare una foglia orientata come quella (la 6) si contano 5 foglie disposte su una spira che fa due giri attorno al rametto. Per questo si parla di fillotassi 2/5. S osserva anche che gli angoli delle divisioni delle ramificazioni delle piante sono "infra loro eguali", ossia, per passare da una foglia a quella successiva bisogna ruotare sempre di uno stesso angolo, oggi noto come "angolo di divergenza". Non è difficile rendersi conto che assumendo per divergenza una certa frazione dell’angolo giro, per esempio 2/5, dopo 2 angoli giri si trova la quinta foglia che è sovrapposta alla foglia di partenza e, pertanto, in questa rozza schematizzazione, la frazione che esprime la divergenza è uguale alla frazione che esprime la fillotassi come numero di foglie in un ciclo / numero giri del fusto nel ciclo.
In rapporto alla cultivar, il bordo della lamina fogliare può essere intera, dentata o lobata. La base della lamina foglia ha generalmente due lobi e può essere quasi diritta o arrotondata. La forma generale del contorno di foglie può essere arrotondato, reniforme, cordata (a forma di cuore), triangolare, astata, trilobate, lobata e quasi divisa. Foglie lobate differiscono nel grado dell'introflessione, che va dal superficiale al profondamente lobato. Il numero dei lobi generalmente va da da 3 a 7 e può essere facilmente determinata mediante conteggio delle venature che vanno dalla giunzione del picciolo fino al bordo esterno della lamina fogliare. Tuttavia, le foglie dentate hanno lobi minuti, chiamati denti, che potrebbero essere in numero d1 1 fino a 9. Alcune cultivar mostrano variazioni nella forma della foglia sulla stessa pianta (Figura 4).

Figura 4 – Schema generale della foglia (in alto a sinistra); tipi di lobi fogliari (in alto a destra); numero di lobi fogliari (basso).


Il colore delle foglie può essere verde-giallastro, verde e può avere una pigmentazione viola che interessa una parte o tutta la lamina fogliare. Alcune cultivar mostrano giovani foglie di colre viola e foglie adulte verdi. La dimensione delle foglie ed il grado di tomentosità varia in funzione della cultivar e delle condizioni ambientali. I peli sono di tipo ghiandolare e generalmente sono più numerosi sulla superficie inferiore della foglia. Le nervature sono palmate ed il loro colore, che è molto utile per differenziare le cultivar, può essere verde oppure particolarmente e totalmente pigmentate con antociani.
La composizione delle antocianine di tre varietà, "Simon 1", "Kyushu 119", ed "Estate Elegante", in foglie batata è stato esaminato per la promozione di nuovi usi. Quindici composti antociani sono stati identificati e misurati. HPLC ha mostrato chiaramente le differenze quantitative, ma non quelle qualitativi. Gli antociani sono stati acilati con cianidina ed un tipo di peonidina. Il risultato suggerisce che la maggior composizione di antociani delle foglie di batata è del tipo della cianidina.
La lunghezza del picciolo fogliare varia da molto breve (foglie quasi sessili) a molto lungo. Il picciolo può essere verde o con pigmentazione viola in corrispondenza del punto di incrocio con la lamina e/o con lo stelo o tutto il picciolo. Su entrambi i lati dell'inserimento della lamina dove si notano due piccoli nettari. Questi ultimi sono organi bilaterali posti alla base di stami, pistilli, foglie dove si forma ed è contenuto il nettare. (Figura 5).

Figura 5 – Tipi di foglie.


Fiore.Il nome della famiglia cui appatiene la batata deriva dalla forma a campana della maggior parte dei suoi fiore.;In particolare, il vocabolo deriva dal latino e significa piccola campana. Fu il botanico francese Antoine-Laurent de Jussieu (1748-1836) che per primo usò tale nome nella prima classificazione naturale delle piante fiorite, un lavoro ancor oggi alla base di diverse classificazioni.
L'infiorescenza è varia e può essere formata da un singolo fiore, come da un racemo o una pannocchia o un corimbo. I fiori sono peduncolati. A volte si presentano in capolini con o senza brattee. I fiori spesso sono terminali, ma possono anche essere posizionati all'ascella di brattee.
I fiori (figura 6) sono vistosi e sono ermafroditi e sono attinomorfi, sono pentameri e tetraciclici (il fiore possiede 4 verticilli: calice, corolla, androceo, gineceo).
La formula fiorale è la seguente: K (5), C (5), A (5), G (2-5), infero, capsula.
Il calice è costituito dal tubo calicino è facilmente saldato all'ovario; i denti del calice sono 4 (raramente da 3 a 10) e possono essere appressati alla corolla oppure eretti o anche patenti.
La corolla normalmente è campanulata in modo regolare, ma può essere bilabiata, in questo caso la corolla ha una simmetria bilaterale con un singolo (o 2) lobo dorsale con una appendice apicale a forma di cappuccio e altri 4 (o 3) lobi ventrali). La corolla ha la forma di un tubo, in questo caso si apre lungo la parte superiore. La corolla è gamopetala, ossia i petali (normalmente sono 5 ma possono variare da 4 a 10) non sono liberi e sono saldati fra di loro. La parte finale della corolla è lobata. I colori prevalenti sono il blu e il violetto, ma anche il bianco.
L'androceo è costituito da un numero di stami di 5 (e in tutti i casi sono uguali al numero dei petali) e disposti in modo alterno alla corolla (in alcuni casi sono 2 opposti a 3); sono inseriti alla base della corolla con le antere normalmente libere. I filamenti staminali sono liberi. La deiscenza delle antere normalmente è longitudinale. Il polline ha una forma sferoide ed è tricolpato.
Il gineceo composto da un pistillo con ovario superiore, due carpelli, e due loculi che contengono uno o due ovuli. Lo stilo è relativamente breve e termina con un ampio stigma che è diviso in due lobi che sono coperti da peli ghiandolari. Alla base dell'ovario ci sono ghiandole basali (nettari) di colore giallo che contengono nettare per attrarre gli insetti impollinatori. Lo stigma è recettivo nelle prime ore del mattino e l'impollinazione è prevalentemente di tipo entomofilo (figura 6).
I granuli di polline sono sferici, con la superficie tomentosa, intnsamente coperta con piccoli peli ghiandolari.

Figura 6 – Fiori tipicamente della famiglia delle Convolvulaceae e relativa descrizione.


Frutto e seme. Il frutto è una capsula pluriloculare, più o meno sferica, con una punta terminale, la cui superficie può essere pubescente o glabra. La capsula diventa marrone a maturità (figura 7).
Ogni capsula contiene da uno a quattro semi che sono leggermente appiattiti su un lato e convessa dall'altra. La forma dei semi può essere irregolare, leggermente angolare o arrotondato; il colore varia dal marrone al nero; la dimensione è di circa 3 mm (figura 7).
L'embrione e l'endosperma sono protetti da una testa di un certo spessore, molto duro e impermeabile. La germinazione dei semi è difficile e richiede la scarificazione mediante abrasione meccanica o trattamento chimico. Semi di patate dolci non hanno un periodo di dormienza, ma mantengono la loro vitalità per molti anni.

Figura 7 – Il frutto è una capsula che porta da 1 a 4 semi. Schema della capsula, dell'ovario, con loculi e ovuli e dei semi. Sono rapresentati anche i semi ed i frutti di batata ingranditi, come si osservano in natura.


L'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomofila con api e farfalle anche notturne). In queste piante è presente un particolare meccanismo a "pistone" per il quale le antere formano un tubo nel quale viene rilasciato il polline raccolto successivamente dai peli dallo stilo che nel frattempo si accresce e porta il polline verso l'esterno.
La fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori.
La dispersione dei semi avviene con la loro caduta a terra, dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento, essendo molto minuti e leggeri (disseminazione anemocora), sono successivamente dispersi soprattutto da insetti, tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Parte commerciale della batata
La principale porzione commerciale della batata è rappresentata dai rizo-tuberi di cui si è già detto nella descrizione botanica. La maggior parte delle cultivar sviluppano queste radici di riserva che si formano in corrispondenza dei nodi delle talee madri che sono sottoterra. Tuttavia, le cultivar più diffuse producono rizo-tuberi in corrispondenza dei nodi che vengono a contatto con il terreno.
I rizo-tuberi (Figura 8) si trovano all'estremità prossimale che unisce le radici allo stelo, attraverso la zona prossimale della radice, dove si trovano i germogli da cui si originano molti germogli avventizi. Oltre questa porzione prossimale il rizo-tubero possiede una parte centrale che è la più estesa per le sue dimensioni ed il suo volume ed un'estremità distale che è opposta alla zona prossimale.
I germogli avventizi si trovano nella parte centrale e distale del rizo-tubero.

Figura 8 – Schema rappresentante le diverse parti del rizo-tubero.


Nella sezione trasversale del rizo-tubero possiamo distinguere, dall'esterno verso l'interno (figura 9):
  • L'epidermide o esoderma ha funzioni protettive dei rizo-tuberi e dell'intera radice. L'epidermide è un tessuto compatto, senza spazi intercellulari, trasparente, senza cloroplasti, costituito da cellule vive con parete cellulosica, talvolta con deposizioni particolari che conferiscono il colore all'organo. Si localizza nelle parti giovani della pianta. Nelle radici l'epidermide non presenta né rivestimenti, né stomi poichè lo scambio di gas avviene direttamente sulla superficie della cellula. L’epidermide è il tessuto della pianta che è a diretto contatto con l’ambiente esterno ed è il primo tessuto che può venire a contatto con altri organismi. Ha quindi funzione di protezione in generale e in modo specifico di protezione dalla disidratazione e di difesa.
  • La corteccia o cilindro centrale - che, nella radice classica, è la parte più estesa ed è formata da strati di cellule parenchimatiche di riserva, dove il primo strato è fatto da cellule costituenti l'ipoderma e, se presenta cellule con pareti suberizzate, è chiamato esoderma - è molro ridotta nel rizo-tubero. Lo strato più interno (endoderma) è costituito da cellule con ispessimento interno idrofobo di suberina, strettamente addossate tra loro, prive di spazi intercellulari che formano una fascia impermeabile (banda del Caspary) che ha il compito di interrompere il trasporto della soluzione nutritiva per via apoplastica verso il cilindro centrale, e la costringe ad attraversare le membrane delle stesse cellule endodermiche, effettuando in tal modo una selezione della soluzione che arriva al cilindro centrale di riserva.
  • Il cambio, più specificamente cambio cribrovascolare, in sezione trasversale ha forma circolare e le sue cellule si dividono in senso periclinale (cioè parallelamente rispetto alla superficie dell'organo, fusto o radice, cui appartengono) dando origine a legno verso l'interno e a libro secondario verso l'esterno. Poichè le cellule derivate dal cambio non si differenziano immediatamente ma si dividono a loro volta periclinalmente si osserva sempre una regione cambiale costituita da diversi strati di cellule rettangolari molto simili tra di loro. Le cellule meristematiche del cambio cribro-vascolare hanno contenuto di organelli simile a quello dei meristemi apicali ma differiscono da queste perchè sono molto vacuolizzate. Esse sono di due tipi:
    • cellule iniziali fusiformi, sono molto allungate longitudinalmente e producono il tessuto di conduzione vero e proprio;
    • cellule iniziali dei raggi, non sono allungate e producono i raggi parenchimatici orientati radialmente sia verso l'esterno, sia verso l'interno.
  • Il parenchima centrale o parenchima corticale specializzato nel contenimento di importanti quantità di sostanze di riserva.

Figura 9 – Schema rappresentante le diverse parti della sezione trasversale di un rizo-tubero.


La formazione dei rizo-tuberi può essere a grappolo attorno al fusto.
Se il fusto-radice che unisce la radice al fusto è assente o è molto breve, si forma un grappolo chiuso. Se questa appendice è lunga, si forma un ammasso rizo-tuberale aperto.
In alcune cultivar, i rizo-tuberi sono formati a notevole distanza dal fusto e, pertanto, la formazione dei rizo-tuberi è dispersa o molto dispersa (figura 10, in alto a sinistra).
La superficie del rizo-tubero è di solito liscia, ma in alcune cultivar mostra alcuni particolarità come la pelle di alligatore, le vene prominenti, costrizioni orizzontali o scanalature longitudinali (figura 10, in basso a sinistra).
Le lenticelle sono situate sempre sulla superficie del rizo-tubero ed in alcune cultivar possono essere sporgenti a causa di acqua in eccesso nel terreno.
I rizo-tuberi possono avere forme e dimensioni varie a seconda della cultivar, del tipo di terreno dove si coltiva la pianta e di altri fattori. La forma dei rizo-tuberi può essere rotonda, rotondo-ellittica, ellittica, ovata, subovata, oblunga, lungo-oblunga, lungo-ellittica, lunga-irregolare o curva (figura 10, in basso a destra).
Il colore dell'epidermide del rizo-tubero può essere biancastro, crema, giallo, arancio, marrone-arancio, rosa, rosso-viola e viola molto scuro. L'intensità del colore dipende dalle condizioni ambientali in cui si coltiva la pianta. Il colore della polpa può essere bianco, crema, giallo o arancio.
Tuttavia, alcune cultivar mostrano pigmentazione rosso-viola nella polpa del rizo-tubero in pochi punti sparsi, anelli pigmentati o, in alcuni casi, che interessano tutto lo spessore della radice (figura 10, in basso a destra).

Figura 10 – Formazione di diversi tipi di rizo-tuberi (in alto a sinistra); tipi di difetti sulla superficie di rizo-tuberi (in basso a sinistra); tipi di forme di rizo-tuberi (in alto a destra); distribuzione della pigmentazione antocianica nello spessore dei rizo-tuberi (in basso a destra).


Rispetto alla patata richiede temperature più elevate per la coltivazione (15 °C per la germinazione e 20 °C per lo sviluppo), possiede steli rampicanti o striscianti lunghi anche tre metri, che danno dei bei fiori a campanula.
La patata americana o batata non è propriamente un tubero (come la patata comune), bensì una radice tuberosa (o tuberizzata). Oltre che in Italia, dove la conosciamo anche come patata dolce, in molti altri paesi la batata viene erroneamente considerata una varietà di patata (non a caso, in inglese è anche conosciuta col termine di sweet potato). Parallelamente, in altre zone (ad es. in America Latina), anche il sostantivo "batata" non indica solo la patata americana, bensì la "patata" propriamente detta. Infine, a complicare ulteriormente le cose, giunge anche l'Oxalis tuberosa, più correttamente definibile "oca", invece definita "patata" nelle zone della Nuova Zelanda.
La patata americana è comunemente detta patata dolce grazie all'elevato contenuto in glucidi semplici che le conferiscono il sapore tipicamente edulcorato. Dal punto di vista nutrizionale, apporta prevalentemente carboidrati (in prevalenza complessi), ha un'ottima quantità di fibre e "stupisce" per l'elevata concentrazione di retinolo equivalenti (vitamina A), di poco inferiore a quella delle carote.
La nomenclatura binomiale della patata americana è Ipomoea batatas, da cui il nome volgare batata.
Di piante con radici tuberose simili alla patata americana ne esistono circa 50 Generi e più di 1.000 Specie differenti, ma l'unica sfruttata in maniera significativa per l'agricoltura destinata all'alimentazione umana è l'Ipomea batatas. Alcune specie commestibili vengono sfruttate esclusivamente a livello "locale", ma ne esistono molte altre velenose per l'essere umano.
Interessante notare che l'ordine botanico della patata americana (Solanales) è lo stesso dei pomodori, delle melanzane, dei peperoni, delle patate comuni ecc., ma la Famiglia è completamente diversa e comune alle piante ornamentali - floreali tipo: Gloria di Mattina (traduzione dall'inglese Morning Glories).
La patata americana NON tollera i climi rigidi o aridi e richiede temperature medie di 24 °C, molto sole e notti calde. Inoltre, l'irrigazione non deve provocare ristagni per evitare la marcescenza del tubero. Il terreno prediletto dalla pianta è: drenante, leggero e di medio impasto con pH di 4.5-7; non è necessaria una fertilizzazione massiccia. La propagazione della patata americana avviene per stelo o talea o radici avventizie; i semi sono utilizzati solo per la riproduzione tra le piante. I tempi di coltivazione sono di circa 2-9 mesi, tra varietà precoci e tardive. Di solito, non è necessario l'utilizzo di pesticidi e la resa media è di circa 13.2 tonnellate per ettaro.
La patata americana ha svolto un ruolo essenziale nell'alimentazione nord-americana (soprattutto del sud-est) fino alla metà del XX secolo d.C., quando, con la ripresa economica, se ne ridusse parecchio il consumo. In queste zone, la patata americana era consumata sia fresca che disidratata (conservata).

Origine e distribuzione
La specie è nativa delle aree tropicali delle Americhe dove la coltivazione era già praticata 5.000 anni fa. Si diffuse in modo rapido in tutta la regione, Caraibi inclusi. Importata dopo la colonizzazione delle Americhe, si diffuse in Europa e anche in Asia, dove la sua presenza in Cina era documentata già nel tardo XVI secolo. Le patate dolci erano conosciute anche in Polinesia prima delle esplorazioni da occidente. Come esattamente la specie sia arrivata sino in Oceania è l'oggetto di un vivace dibattito che coinvolge osservazioni archeologiche, linguistiche e genetiche.
Dall'America del Sud è arrivata nel vecchio continente grazie a Cristoforo Colombo, la batata contiene tantissime sostanze utili al nostro organismo come fibre, vitamine A e C (e in minore quantità B ed E), proteine, potassio, magnesio, ferro e calcio. L'Ipomea batatas è, inoltre, ricca di flavonoidi e antociani ed ha un grande potere antiossidante e anti-aging. Non è un caso infatti che alcune creme antirughe contengano un estratto di questo tubero.
L'associazione americana CSPI (Center of Science in the Public Interest) in una classifica sui vegetali più salutari ha messo la batata rossa al primo posto. Questo tubero ha ottenuto il punteggio più alto proprio grazie all’elevata concentrazione di sostanze benefiche per il nostro organismo, non solo al suo interno ma anche e soprattutto nella buccia.
I reperti più antichi che mostrano il consumo di patata americana (probabilmente in seguito a raccolta) sono stati individuati in Perù e risalgono all'8.000 a.C.
Al contrario, sembra che le prime coltivazioni abbiano avuto luogo in America centro-meridionale solo nel 3.000 a.C. È ipotizzabile che la zona di origine della patata americana sia compresa tra la penisola dello Yucatan (Messico) e la foce del fiume Orinoco (Venezuela).
Oggi, grazie all'import-export, la patata americana è coltivata in tutte le zone temperate del pianeta, ovunque ci sia una quantità d'acqua sufficiente allo sviluppo e alla maturazione. Con tutta probabilità, le prime aree NON originarie che l'hanno ospitata sono l'America Settentrionale, la Polinesia, il Giappone e in seguito tutta l'Asia continentale.
In base alle statistiche del FAO (Food and Agriculture Organization), la produzione di patata americana del 2004 è stata di 127 milioni di tonnellate, la maggior parte delle quali in Cina (105 milioni di t.) dove viene impiegata anche per l'alimentazione del bestiame.

Caratteristiche nutrizionali della patata americana
La patata americana è un alimento appartenente al VI gruppo degli alimenti. Contiene prevalentemente carboidrati complessi ma la porzione di zuccheri semplici è comunque rilevante. L'indice glicemico della patata americana è piuttosto elevato e ciò la rende un alimento poco idoneo all'alimentazione del diabetico e dell'obeso.
Le proteine sono poco rilevanti e ancor meno i grassi. Le fibre paiono invece parecchio abbondanti e quest'aspetto fa della patata dolce un prodotto idoneo all'alimentazione di chi soffre di stipsi. Per quel che concerne i sali minerali, la patata americana è ricca di potassio e di manganese.
In merito ale vitamine, si evidenzia un buon apporto di piridossina (vit. B6) e un contenuto straordinario di vit. A (RAE). Secondo le stime del Center for Science in the Public Interest, il valore nutrizionale della patata americana è di ben 100 punti superiore a quello della patata comune. Rispetto a quest'ultima, la patata dolce ha un contenuto molto più elevato di retinolo equivalenti, in particolar modo di β-carotene. Uno studio del 2012 svolto in Uganda, che ha coinvolto circa 10.000 famiglie, ha dimostrato che solo il 10% dei soggetti che mangiano patate americane color arancione scuro soffre di carenze vitaminiche di retinolo equivalenti, mentre ben il 50% dei soggetti che prediligono le patate americane color beige o giallo paglierino mostra una ipovitaminosi significativa. Ciò è giustificabile dal maggior apporto di β-carotene delle patate americane color arancione scuro rispetto a quelle più chiare.
Nella tabella 2 sono riportati le caratteristiche nutrizionali della batata a confronto con la dose giornaliera consigliata o dose giornaliera raccomandata che indica la quantità di nutrienti (macronutrienti e micronutrienti) che una persona in buona salute dovrebbe assumere per soddisfare il suo fabbisogno giornaliero, secondo le attuali conoscenze mediche. Spesso questo valore è erroneamente interpretato come "fabbisogno minimo".

Tabella 2 – Tabella nutrizionale della batata
Tipo Quantità per 100 g di prodotto
(Ha)
Dose raccomandata
quotidiana media
%
Valore energetico (kcal)
Proteine (g)
Grassi totali (g)
Carboidrati (g)
Colesterolo (mg)
Fibre alimentari (g)
Calcio (mg)
Fosforo (mg)
Ferro (mg)
Zinco (mg)
Magnesio (mg)
Sodio (mg)
Vitamina K (μg)
Vitamina B1 (mg)
Vitamina B2 (mg)
Vitamina B3 (mg)
Vitamina B6 (mg)
Vitamina E (mg)
Vitamina C (mg)
Vitamina A (μg)
86,00
1,60
0,05
20,10
0,00
3,10
30,30
45,50
0,60
0,30
25,50
4,15
1,80
0,06
0,05
0,60
0,30
0,26
2,40
709,50
4,30
2,10
0,07
3,15
0,00
7,30
3,00
5,50
7,50
2,70
6,20
0,04
1,50
1,40
1,60
18,00
2,00
1,70
2,70
78,80
Indice glicemico:
batata cruda
batata bollita
Carico glicemico:
batata cruda
batata bollita

47,82
46,20

-
-

-
-

11,04
23,48


Si è parlato di gruppi alimentari. Essi servono a suddividere gli alimenti in base alle loro proprietà e al tipo di nutrienti che forniscono all’organismo. L’alimentazione più corretta è quella che prevede di mangiare di tutto, in quantità anche ridotte ma senza rinunciare a nulla per non creare scompensi nel nostro fisico: ogni alimento ha infatti dei principi nutritivi e delle caratteristiche diverse ma ugualmente importanti. Proprio per questo l’Istituto Nazionale della Nutrizione ha voluto suddividere gli alimenti in sei grandi gruppi (per alcuni nutrizionisti invece sono 5): questa suddivisione ci aiuta a pianificare la nostra dieta scegliendo le combinazioni di cibi migliori per il nostro benessere. Vediamo insieme come vengono suddivisi gli alimenti.
  • Del primo gruppo fanno parte la carne bovina, ovina, suina, equina, frattaglie, pollame, coniglio, selvaggina, carni conservate, salumi, pesce fresco, congelato, conserve di pesce, uova. Si tratta di alimenti che forniscono all’organismo proteine di buona qualità, ferro e vitamine del gruppo B e la loro funzione è costruire e riparare i tessuti.
  • Gli alimenti del gruppo 2 sono il latte fresco o a lunga conservazione, yogurt, latticini e formaggi freschi e stagionati. Gli alimenti del gruppo 2 forniscono grassi prevalentemente saturi, proteine ad alto valore biologico, vitamine del gruppo B, vitamina A e D, fosforo e sono una fonte insostituibile di calcio.
  • Agli alimenti del gruppo 3 appartengono i cereali e derivati come pane bianco e integrale, prodotti da forno, biscotti dolci, pasta alimentare, farine e semolini di grano e di altri cereali, riso, farro, mais, zucchero, patate, castagne e frutta secca. Sono alimenti ricchi di proteine di media qualità, amido, vitamine del gruppo B e, se integrali, anche di fibra.
  • Gli alimenti del gruppo 4 sono i legumi, come fagioli, piselli, fave, soia, lupini, ceci, arachidi, lenticchie: si tratta di alimenti che non dovrebbero mai mancare in una dieta sana e che andrebbero consumati più volte alla settimana. I legumi sono ricchi di proteine e producono energia; hanno pochissimi grassi e sono ricchissimi fibra e aiutano a controllare i livelli di colesterolo e di zucchero nel sangue. Ottimi anche per cucinare, possono essere impiegati per tantissime ricette, come la classica zuppa di legumi.
  • Nel gruppo 5 troviamo l’olio di oliva, olio di semi, margarina, burro, crema di latte, strutto, lardo. Si tratta però di alimenti che vanno usati in modeste quantità, ma comunque non aboliti, perchè apportano acidi grassi essenziali e vitamine liposolubili, come la vitamina A e la vitamina E. Preferite comunque sempre i grassi vegetali che sono privi di colesterolo e presentano un contenuto di acidi grassi insaturi maggiore rispetto a quelli saturi.
  • Fra gli alimenti del gruppo 6 troviamo ortaggi e frutta, tra cui bietola, spinaci, verdure a foglia, lattuga, radicchio, cicoria, cavoli, zucchine, melanzane, pomodori, cetrioli, peperoni, cipolle, carote, fagiolini, mele, pere, pesche, ciliegie, prugne, albicocche, melone, anguria, banane, arance, limoni, mandarini, pompelmi, fragole, kiwi, ananas fresco. Si tratta di alimenti che apportano vitamina A, minerali, zuccheri e fibra e sono particolarmente ricchi di vitamina C. Le fibre che contengono regolano le funzioni intestinali ed anche il metabolismo lipidico e glucidico.
Secondo altri Autori gli alimenti si suddividono in 7 gruppi. Questi gruppi fondamentali di alimenti sono stati elaborati grazie alla collaborazione tra "Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN)" e "Società Italiana Nutrizione Umana (SINU)"
La suddivisione ha seguito un criterio di omogeneità, ovvero differenzia i vari prodotti in base alla loro prevalenza nutrizionale. Questa classificazione assume un ruolo essenziale nella "gestione autonoma" di una buona e sana alimentazione in quanto, per favorire il bilancio nutrizionale, sarebbe opportuno consumare con frequenza giornaliera almeno un prodotto appartenente a ognuno dei 7 gruppi fondamentali degli alimenti. Il nutrizionista può inoltre prescrivere una dieta basata sul consumo di un numero preciso di porzioni per gruppo, lasciando così una certa libertà al Cliente nelle scelte alimentari (anziché indicare un preciso alimento come succede per le diete tradizionali, si dà la possibilità di scegliere tra più alimenti). La differenziazione dei 7 gruppi fondamentali di alimenti NON si sovrappone alla classica (e più volte riformulata) piramide alimentare, che, al contrario, suddivide i cibi in 5 insiemi; a differenza di quest'ultima, i 7 gruppi fondamentali di alimenti distinguono i legumi in un gruppo autonomo e suddividono ortaggi e frutta in due blocchi separati, in base alla prevalenza vitaminica di: vit. A (o meglio retinolo equivalenti [R.E.] con prevalenza del β-carotene) e vit. C (acido ascorbico). Esiste anche un'ulteriore categoria che racchiude tutti gli alimenti per così dire "nutrizionalmente non importanti" (o anche potenzialmente sconsigliabili), cioè gli alimenti accessori (tra i quali anche le bevande). In base alla classificazione dei 7 gruppi fondamentali di alimenti, sono alimenti accessori: alcolici, dolciari, bevande analcoliche e nervini). Entriamo nel dettaglio schematizzando questi 7 gruppi:
  • CARNE, PESCI E UOVA: include carni fresche (cunicole, aviarie, bovine, equine, suine, ovine, selvaggina ecc.) frattaglie, pesci di acqua dolce e salata, altri prodotti della pesca e tutte le uova. Apportano proteine ad alto valore biologico, ferro biodisponibile, vitamine del gruppo B (tiamina, riboflavina, niacina e cobalamina). Apportano anche notevoli quantità di colesterolo e grassi saturi che NON sono nutrienti salutari se introdotti in eccesso, soprattutto in presenza di patologie metaboliche.
  • LATTE E DERIVATI: include tutti i tipi di latte, anche quello condensato e in polvere, e tutti i derivati di lavorazione. Anch'essi forniscono proteine ad alto valore biologico, ma a differenza del gruppo I contengono poco ferro e tanto calcio e fosforo. Apportano anche notevoli quantità di colesterolo e grassi saturi che NON sono nutrienti salutari se introdotti in eccesso o in presenza di patologie metaboliche.
  • CEREALI E DERIVATI, TUBERI: include il pane, i prodotti da forno, i biscotti, la pasta alimentare, le farine, i fiocchi per la prima colazione e le patate (compresa quella americana). Apportano elevate quantità di amido ("benzina" per l'organismo!), le proteine sono di medio valore biologico ma possono essere compensate da quelle dei legumi. Sono da prediligere i cereali integrali per il maggior contenuto di fibra alimentare, di magnesio e di niacina. Alcuni cereali contengono glutine, un peptide che può determinare ipersensibilità da intolleranza alimentare (anche immuno-mediata!) sulla base di predisposizioni patologiche.
  • LEGUMI: sono legumi i fagioli, le lenticchie, le fave, i piselli, i ceci, la soia, i lupini, le cicerchie ecc. Forniscono proteine di medio valore biologico, amido (meno dei cereali), vitamine del gruppo B, molti sali minerali (tra i quali anche ferro poco biodisponibile) e fibra alimentare. Anche le arachidi sono legumi ma il relativo contenuto nutrizionale non è sovrapponibile a quello del gruppo IV.
  • GRASSI E OLI DA CONDIMENTO: comprende burro, olio d'oliva e di semi, margarina, lardo, strutto ecc. Contengono soprattutto grassi di ogni genere e relative vitamine liposolubili (A-D-E-K); dal punto di vista metabolico, alcuni lipidi sono più salutari (acidi grassi polinsaturi) mentre altri, se introdotti in eccesso, possono risultare nocivi (acidi grassi saturi e colesterolo). Per ottenere un buon rapporto tra i grassi nella dieta è opportuno prediligere gli oli vegetali a elevato contenuto di acidi grassi polinsaturi (soia, extravergine d'oliva ecc.) e limitare burro, lardo, strutto ecc., poiché contengono molto colesterolo e, come i grassi idrogenati, tendono ad alzare la produzione di quello endogeno. Ricordiamo che i lipidi sono i macronutrienti più calorici (9 kcal/g) e devono rappresentare il 25-30% delle kcal totali, pertanto, se introdotti in eccesso possono favorire il sovrappeso e l'obesità.
  • ORTAGGI E FRUTTA FONTI DI VITAMINA A: appartengono a questo gruppo le carote, le albicocche, i kaki, il melone, la zucca, i peperoni gialli e verdi, gli spinaci, la bieta, le foglie di rapa, la cicoria, i broccoli, l'indivia, la lattuga ecc.; quindi ortaggi e frutta di colore giallo, verde e arancione. Forniscono soprattutto carotenoidi, ottimi antiossidanti e provitamine di tipo A; apportano anche molta acqua, fibre, sali minerali (molto potassio) e glucidi semplici (soprattutto nella frutta e nelle carote). È opportuno prediligere i prodotti di stagione.
  • ORTAGGI E FRUTTA FONTI DI VITAMINA C: fanno parte di questo insieme le arance, i limoni, i pompelmi, i kiwi, l'ananas, le fragole, i pomodori, i broccoli, il cavolfiore, il cavolo, il cavolo cappuccio, la lattuga da taglio ecc; in definitiva,tutti gli ortaggi a gemma e la frutta acidula. Se mangiati crudi, assicurano elevate quantità di vitamina C (ma non solo), sali minerali, fibra e acqua. Come sopra, interessante la quantità di zuccheri semplici della frutta. È opportuno prediligere i prodotti di stagione.

Conservazione e stoccaggio
La pianta si coltiva tutto l’anno. Le batate presenti sul mercato in Germania provengono dal Brasile e da Israele, e vengono importate soprattutto dall’inizio dell’estate all’inizio dell’autunno.
In casa si possono conservare come le patate, in cantine fresche, asciutte e al buio, a una temperatura minima di 5 °C. Come alternativa, anche la torba asciutta le mantiene fresche per un certo tempo, ma l’alto contenuto di acqua ne limita comunque la conservabilità.

Utilizzazione
Per le popolazioni dei paesi di provenienza, la batata rappresenta un alimento base importante, di importanza paragonabile a quella della patata per noi, con cui ha in comune anche gran parte delle caratteristiche culinarie e delle preparazioni. In quanto ricca di carboidrati, entra a far parte di alcuni preparazioni a base di verdura, molto piccanti e aromatici. Lessata o arrostita, viene servita con salse saporite, o adoperata per farne una specie di pane. Le foglie e i giovani germogli, che crescono dal tubero, vengono di solito usati come normali ortaggi, ma in alcune zone servono soltanto come foraggio per gli animali. Industrialmente la batata viene sfruttata per la produzione di farina e amido (fecola di patate dolci, che contiene all’incirca il 24-26 % di amido), ma se ne ricavano anche sciroppo di glucosio, alcol, acquavite e altre bevande alcoliche.
Per cuocere le batate al forno basta sbucciarle, bucherellarle su tutti i lati con una forchetta, pennellarle con olio e avvolgerle in fogli di alluminio. Ottimo anche il purè preparato con le patate cotte al forno e con panna.

Coltivazione
Il ciclo colturale oscilla tra i 150 e 180 giorni e durante questo periodo la temperatura ottimale di sviluppo è di 20-25 °C; temperature diurne inferiori ai 18°C e notturne inferiori ai 12 °C, arrestano le funzioni della crescita mentre superiori ai 30° C, in assenza di umidità e con bassi livelli idrici, le qualità organolettiche risultano compromesse.
Riprodotta per talea erbacea non radicata, necessità di irrigazioni tempestive dopo il trapianto o, se possibile, durante il trapianto stesso.
I pH ottimale è compreso fra 5,5. a 6,5.
La coltivazione della batata, come di altre piante da orto, impone la conservazione delle condizioni dell'agro-ecosistema. Pertanto, viene consigliata l’adozione di tutte le opzioni ecologiche possibili, quali:
  • utilizzo di insetti utili o bio-fungicidi, previsti nelle tabelle della difesa o altri prodotti classificati come “biologici”, per il controllo totale o parziale di almeno un parassita;
  • creazione di aree incolte (tare) come zone-rifugio per gli ausiliari, pari ad almeno il 5% della superficie aziendale;
  • costituzione o mantenimento di siepi (divieto di utilizzare specie vegetali ospiti di “colpo di fuoco”) e/o mantenimento di biotopi naturali;
  • installazione di nidi o altri rifugi per organismi utili;
  • Sfalcio erba capezzagne e scoline.

Tecnica colturale
La Batata richiede temperature elevate (almeno 15 °C per la germinazione e non inferiori a 20 °C per l'intero ciclo) ed elevati fabbisogni idrici. Abbisogna di terreni sciolti, ben drenati e ricchi di sostanza organica potassio ed azoto.
L'impianto della coltura viene fatto in genere impiegando talee o tuberi. Le talee apicali dei fusti possono essere poste a dimora direttamente o fatte germogliare prima in letto caldo. La distanza è di 50 cm tra le file e 40 lungo la fila (5 piante al metro quadrato). Per quanto riguarda i tuberi, vengono utilizzati quelli più piccoli.
Le concimazioni devono apportare circa 60-100 kg/ha di N e fino a 150 kg/ha di K2O a seconda della dotazione del terreno.
Il ciclo dura 140-160 giorni; necessita di sostegni, rincalzatura ed adeguai apporti di acqua.

Scelta del materiale vivaistico
Due sono gli ecotipi da cui si ottengono tuberi di forma allungata (foglia lobata) o tondeggiante (foglia ovata) anche se la struttura del terreno influenza la forma. e precocità.
Viene riprodotta esclusivamente per via vegetativa, mediante talee ottenute da tuberi-seme (radici poco ingrossate) raccolti nel ciclo produttivo precedente ed allo scopo conservati.
I tuberi-seme vengono posti in semenzaio in aprile; le talee sono raccolte e trapiantate quando raggiungono un’altezza di circa 15 cm e risultano ben lignificate.
Nella scelta delle radici destinati alla produzione di talee, si consiglia:
  • impiegare tuberi sani, esenti da malattie fungine con la buccia chiara ed integra;
  • preferire quelli raccolti a fine ciclo in quanto fisiologicamente maturi;
  • impiegare tuberi di medie dimensioni con diametro compreso tra 5 a 10 cm;
  • conservare i tuberi-semi in locali non particolarmente asciutti, al buio in strati di circa 20-25 cm e con una temperatura di 12 – 15°C. temperature sotto i 6°C compromettono la conservazione.
Le taleee necessarie per coltivare 1 ettaro si ottengono da 80–100 kg di patate mettendole a germogliare in appositi cassoni o serre, tuberi di medie dimensioni, su un letto di semina costituito da un primo strato di letame fresco (da 20 cm), uno strato di terreno di 10-15 cm sopra al quale sono posti i tuberi coperti da un ulteriore strato di terreno.

Sistemazione e preparazione del suolo
La sistemazione del terreno deve essere accurata per facilitare lo sgrondo delle acque in modo da evitare ristagni, ridurre i rischi di compattamento e mantenere la fertilità. L’aratura si esegue con terreno nelle migliori condizioni per interrare la sostanza organica, i concimi minerale e preparare una buona struttura. Di norma, terreno permettendo, si eseguono due estirpature, una profonda prima dell’inverno e una seconda leggera in gennaio e a seguire se necessario un ulteriore affinamento con erpici a denti fissi o rotativi. In febbraio si predispongono le porche con idonea attrezzatura in modo da favorire l’emergenza delle infestanti prima del trapianto(falsa semina) che generalmente inizia nell’ultima decade di aprile in base all’andamento climatico.
La sofficità del terreno, l’assenza di zolle e di strati compatti e impermeabili favoriscono la diffusione dell’apparato radicale aumentando così il volume di terreno esplorato dalle radici con effetti favorevoli sull’approvvigionamento idrico e sul rendimento della coltura.

Avvicendamento colturale
Gli obiettivi della rotazione sono:
  • preservare la fertilità del suolo;
  • limitare le problematiche legate alla sua stanchezza, alla specializzazione di malattie e fitofagi e migliorare la qualità delle produzioni.
Si raccomanda un’accurata rimozione dei residui colturali prima di eseguire nuovi impianti e si sconsiglia la coltivazione dopo bietola e medica.
In aziende dove l’orticoltura costituisce l’attività o il reddito prevalente è ammesso un ristoppio e, a seguire, almeno un anno con colture non appartenenti alla famiglia delle Convolvulaceae.
Nelle aziende dove l’orticoltura è secondaria, come reddito o attività, bisogna evitare il ristoppio.
In altre situazioni bisogna rispettare quanto previsto nelle norme tecniche generali.

Trapianto
Le talee vengono trapiantate da fine aprile a giugno, in relazione alle elevate esigenze termiche della coltura. Il trapianto si effettua sulle porche realizzate in primavera ad una profondità di 10 cm in modo da interrare almeno 4-5 nodi. Il terreno deve risultare ben sminuzzato e libero da infestanti.
A seconda dei cantieri di lavoro utilizzati, la distanza tra le file varia tra i 70 e 75 cm e 26–35 cm sulla fila.
La densità massima consentita è di 55.000 piante/ettaro pari a 5,5 piante/m2.

Gestione del suolo e controllo delle infestanti
Per facilitare l’ingrossamento delle radici di riserva e la raccolta meccanica (ad opera di escavatrici o aratri monovomere) è indispensabile la rincalzatura, intervenendo una sola volta (a 40-50 giorni dal trapianto) oppure due volte (la prima 30 giorni dal trapianto e la seconda dopo 30 giorni dalla prima), con macchine idonee, in modo da assegnare alle porche una forma trapezoidale.
Tale operazione favorisce l’eliminazione delle infestanti emerse lungo la fila, ad opera del ripristino delle porche, e sull’interfila dalla macchina operatrice che ne permette la scalzatura. Inoltre, si interviene sulla riserva idrica facilmente utilizzabile, diminuendo la perdita d’acqua per risalita capillare.

Fertilizzazione
L’apporto degli elementi fertilizzanti deve mantenere e migliorare la fertilità del suolo, compensare le asportazioni delle colture e le perdite tecnicamente inevitabili.
È ammesso l’uso di altri microelementi, in base alle esigenze fisiologiche della coltura o in funzione delle indicazioni fornite dalle analisi del terreno o fogliari.
Bisogna frazionare in almeno due interventi la quota azotata se superiore a 100 kg/ha;. i concimi a lenta effetto possono essere distribuiti senza vincoli di frazionamento.
Per il fosforo e il potassio la dose definita può essere superata nel caso di impiego di fertilizzanti organici,purché nel rispetto del limite dell’azoto.
Con riferimento ad una produzione nomale di 200-300 q/ha, si consigliano le seguenti dosi standard:
  • azoto (N) 70 Kg/ha, in rapporto al regime pluviometrico;
  • P2O5 100 kg/ha in terreni con una normale dotazione di fosforo scambiabile;
  • K2O 200 kg/ha in terreni con una normale dotazione di potassio scambiabile.

Irrigazione
Costituisce un mezzo efficace per regolare la vegetazione ed influire qualitativamente sulla produzione.
Le acque utilizzate devono essere idonee all’uso irriguo.
È auspicabile l’introduzione di strumenti di controllo per valutare l’entità del processo evapotraspirativo e la disponibilità idrica nel terreno, in modo da dosare gli apporti in funzione di accertati fabbisogni.
È necessario adottare turni e volumi irrigui che tengano conto delle esigenze della coltura, delle caratteristiche del suolo e delle caratteristiche degli impianti di distribuzione al fine di ridurre gli sprechi e massimizzare l’efficienza della risorsa acqua.
Sono da privilegiare gli impianti a microportata con possibilità di praticare la fertirrigazione.
Quantitativi elevati d'acqua compromettono le caratteristiche organolettiche, in particolare il profumo del prodotto.
Bisogna rispettare i seguenti volumi massimi per intervento irriguo e per ettaro:
  • terreno sciolto 350 m3/ha, pari a 35 mm;
  • terreno medio impasto 450 m3/ha, pari a 45 mm;
  • terreno argilloso 550 m3/ha, corrispondenti a 55 mm.
Avversità e parassiti
Malattie virali
Le principali malattie virali riportate per la batata sono:
  • Sweet potato feathery mottle virus (SPFMV, genere Potyvirus, famiglia Potyviridae),
  • Sweet potato mild mottle virus (SPMMV, genere Ipomovirus, famiglia Potyviridae),
  • Sweet potato chlorotic fleck virus (SPCFV, non classificato),
  • Sweet potato chlorotic stunt virus (SPCSV, genere Crinivirus, famiglia Closteroviridae),
  • Sweet potato latent virus (SPLV, genere Potyvirus, famiglia Potyviridae). Dagli anni 1999-2000 si è osservato nell’ Agro Pontino un progressivo declino della produttività della coltura a causa della comparsa, prima sporadica e poi estremamente diffusa, di piante con stentata vegetazione e con ingiallimenti fogliari generalizzati (figura 11).

    Figura 11 – Sintomatologia osservata sulle piante coltivate alla raccolta. A: pianta sana (a sinistra); al centro e a destra, piante con diverso grado di deperimento (si noti la forte riduzione della vegetazione e delle dimensioni dei tuberi prodotti). B: crepe necrotiche longitudinali che circondano il rizo-tubero


    In diversi campi di batata dell’Agro Pontino sono state notate con una certa frequenza aree più o meno estese, formate da piante con accrescimento stentato, notevole riduzione della lamina fogliare e ingiallimento generalizzato (figura 12, a sinistra).
    In particolare, a carico delle foglie si sono evidenziati in alcuni casi sintomi di mosaico perinervale (figura 12, al centro), in altri casi maculature clorotiche (figura 12, a destra). Tali sintomi tendono ad attenuarsi fino a scomparire quasi del tutto nel periodo pre-raccolta, lasciando il posto a sintomi più generici (giallume diffuso, riduzione della lamina fogliare e del vigore, ecc.).
    Nel complesso la sindrome osservata ricorda quella già riportata su patata dolce in molti dei principali Paesi di produzione (Africa, Asia, America meridionale), dove è risultata molto spesso una malattia ad eziologia virale complessa.

    Figura 12 – Giallumi diffusi sulle piante coltivate poco prima della raccolta (a sinistra). Variabilità dei sintomi osservati durante la fase vegetativa: clorosi delle nervature (al centro); maculature clorotiche diffuse, con interessamento delle nervature (a destra).


    Le piante malate mostrano anche una notevole riduzione delle dimensioni e del numero dei tuberi prodotti.>br> Questa sintomatologia risulta particolarmente evidente al momento della raccolta.
    Durante il periodo di accrescimento vegetativo invece, sulla nuova vegetazione sono stati osservati sintomi più specifici, sebbene variabili da pianta a pianta.
    Le indagini al microscopio elettronico a trasmissione, evidenziano particelle virali allungate di circa 850 nm. In sezioni ultrasottili di foglie sintomatiche sono state osservate formazioni caratteristiche, costituite da aggregati lamellari più o meno allungati e formazioni a girandola. Queste formazioni cellulari erano riconducibili senza alcun dubbio ad infezioni causate da fitovirus appartenenti al genere Potyvirus.
    Sono stati effettuati test ELISA su estratti di foglie, utilizzando antisieri diretti contro i principali virus allungati descritti per la patata americana.
    Solo nel caso degli antisieri policlonali specifici diretti contro la proteina capsidica di SPFMV si sono misurati valori della densità ottica, compatibili con una reazione positiva antigene-anticorpo.
    I risultati delle analisi condotte sui campioni analizzati di batata suggeriscono,con una notevole attendibilità, che la sintomatologia osservata nell’Agro Pontino sia stata causata da un ceppo di SPFMV.
    Ulteriori indizi per la diagnosi finale si sono ricavati anche dai tentativi infruttuosi di isolare il virus su ospiti erbacei (varie specie di Solanaceee Chenopodiacee).
    I risultati preliminari molecolari (sequenziamento proteina capsidica) confermano l’identità di SPFMV.
    Nonostante la patata americana rivesta in Italia il carattere di coltura secondaria, in questi ultimi anni si è assistito a una certa espansionedelle superfici coltivate ed a un notevole incremento nella commercializzazione del prodotto sui mercati ortofrutticoli nazionali e nei supermercati della grande distribuzione.
    Solo come esempio e a testimonianza dell’antica tradizione che tale coltura ha in alcune regioni italiane, di recente è stata ottenuta l’indicazione geografica protetta (igp) per la "Patata Americana di Anguillara e Stroppane" coltivata nel Padovano.
    La segnalazione di questa nuova avversità è dunque di notevole interesse per i produttori italiani di patata americana.
    Pertanto, tra le avversità della patata americana, le malattie di origine virale rappresentano sicuramente il fattore biotico maggiormente limitante la produzione a livello mondiale.
    Sono stati descritti fino a oggi 19 virus capaci di infettare tale coltura, di questi solo 11 sono stati uffi cialmente riconosciuti dalla Commissione internazionale per la tassonomia dei virus (ICTV).
    Tale numero sarà destinato con molta probabilità ad aumentare in un prossimo futuro, in seguito a indagini più capillari sulle colture di patata americana e al miglioramento delle conoscenze virologiche, con particolare riferimento agli aspetti molecolari. Sebbene le malattie virali della batata siano spesso causate da un complesso di virus, SPFMV rappresenta in ogni caso il più diff uso su questa coltura. Per questo motivo SPFMV è forse il virus più studiato in dettaglio. In molti casi le infezioni causate esclusivamente da tale virus causano sintomi lievi o sono del tutto asintomatiche.
    Alcuni ceppi del virus possono causare però danni qualitativi considerevoli, poiché determinano la suberificazione interna del tubero e/o la formazione di lesioni sulla superfi cie della radice più o meno profonde.
    In ogni caso, quando l’infezione causata da SPFMV diventa cronica e a carattere endemico si registrano spesso notevoli cali di produzione, in conseguenza della notevole riduzione della vigoria delle piante.
    Questo potrebbe essere proprio il caso delle infezioni osservate in provincia di Latina, dal momento che la diffusione e l’intensità dei sintomi è andata via via aumentando nel corso di questi ultimi anni.
    La cronicizzazione della malattia, con molta probabilità, è stata causata accidentalmente dalla ripetuta propagazione di materiale infetto, che ha portato nel tempo alla diffusione ed alla recrudescenza della malattia, con manifestazioni sintomatologiche sempre più intense e diffuse.
    Oltre a ciò, un ruolo nella diffusione di SPFMV può essere svolto anche da afidi vettori, sebbene le infestazioni afidiche nell’Agro Pontino non rappresentino un importante problema fitosanitario.
    Sarebbe auspicabile un intervento mirato di recupero della coltura, con particolare riferimento all’ecotipo dell’Agro Pontino, allo scopo di selezionare materiale di propagazione virus esente da impiegare in un successivo programma di riqualificazione sanitaria della coltura.

    Malattie batteriche
    Marciume molle batterico è causato da Erwinia chrysanthemi Burkholder et al. 1953 appartenente al dominio Batteri (Haeckel 1894) C.R. Woese et al. 1990; phylum Proteobacteria Garrity et al. 2005; classe Gammaproteobacteria Garrity et al. 2005; ordine Enterobacteriales; famiglia Enterobacteriaceae Rahn 1937; genere Erwinia Winslow et al. 1920. Recenti revisioni tassonomiche hanno rinominato Erwinia chrysanthemi in Dickeya dadantii (Burkholder et al. 1953) Samson et al. 2005. Dickeya dadantii è un bacillo gram-negativo, che appartiene alla famiglia Enterobacteriaceae. Si tratta di un parente stretto di Escherichia coli (Migula 1895) Castellani & Chalmers 1919, ed altri agenti patogeni animali che includono Salmonella, Shigella, Klebsiella, Proteus e Yersinia . I membri di questa famiglia sono anaerobi facoltativi, in grado di fermentare gli zuccheri in acido lattico, hanno nitrato riduttasi ma mancanza di ossidasi. Anche se molti patogeni clinici fanno parte delle Enterobacteriaceae, la maggior parte dei membri di questa famiglia sono patogeni delle piante. Dickeya dadantii è una specie chenon produce spore, le sue cellule sono mobili a forma di bastoncello diritto con le estremità arrotondate. Le cellule hanno dimensioni comprese nel range 0,8-3,2 micron di lunghezza e da 0.5 a 0.8 micron di larghezza e sono circondate da numerosi flagelli (peritrichi).
    Nell'ambiente naturale, Dickeya dadantii provoca malattie delle piante, come la necrosi, la ruggine ed il marciume molle, che è una progressiva macerazione dei tessuti. Dickeya dadantii contiene molte pectinasi che sono in grado di macerare e abbattere il materiale della parete cellulare delle piante, mediante lisi della lamella mediana della parete cellulare. La distruzione del tessuto lascia esposte le parti interessate della pianta dove si verifica la perdita dei nutrienti che possono facilitare la crescita batterica. Le piante comunemente infette presentano danni ai rizo-tuberi, nel caso della batata, e ai bulbi o ai fiori o altre parti nel caso di verdure e piante ornamentali.
    Dickeya dadantii è un batterio che causa marciume molle in molte piante ospiti che sono economicamente importanti.
    Dickeya dadantii, più comunemente noto come marciume molle, marciume bruno o gamba nera, provoca sintomi caratteristici associati con altre malattie tracheo-batteriche, con la conseguenza che la diagnosi specifica è oltremodo una difficile. L'agente patogeno attacca in primo luogo i vasi xilematici delle foglie, steli, fiori e organi di conservazione di molte piante erbacee,come i rizo-tuberi.
    Dickeya dadantii è in grado di infettare gli ospiti in qualsiasi punto del suo ciclo vitale. Oltre a sintomi di avvizzimento, la malattia si presenta con lesioni esterne che si approfondiscono nei tessuti attaccati ed incrinano il tessuto di rivestimento, inducendo un interno marrone nella sezione dei rizo-tuberi e di altri organi sotterranei.
    Piante malate potranno manifestare una varietà di sintomi, tra cui appassimento, arresto della crescita e scolorimento vascolare dei fusti. I primi sintomi consistono in lesioni iperidriche nel sito di infezione, in una progressiva espansione della clorosi delle foglie ed in una perdita di turgore nei tessuti. L'intensità della colonizzazione di Dickeya dadantii si riferisce all'intensità della malattia ed al grado di danno. L'agente patogeno ha l'abilità di infiltrarsi nei tessuti dell'ospite, dove causa la demolizione delle pectine ad opera di pectinasi responsabili della demolizione dei polisaccaridi (pectine) della parete cellulare delle piante. Una volta che la parete cellulare è degradata la struttura cellulare crolla e causa la macerazione dell'organo che assume un aspetto iperidrico fino al marcescente, caratteristica di questa malattia.
    Dickeya dadantii cresce secondo un percorso intercellulare, continuando a degradare le cellule ed a colonizzare, fino a che alla fine raggiunge tessuti i xilematici. Dopo aver raggiunto i vasi xilematici Dickeya dadantii possiede la capacità di diffondersi in nuove aree territoriali di coltivazione ed in altre zone dove può ricominciare ad infettare con la comparsa dei sintomi. La colonizzazione dello xilema limita il flusso di acqua causando la perdita di pressione di turgore e l'appassimento delle foglie e dei fusti. Il movimento limitato di importanti composti vegetali portare alla morte dell'ospite.
    Dickeya dadantii è un agente patogeno che si sviluppa attraverso l'acqua con spruzzi d'acqua da piante infette o acqua di irrigazione riciclata, insetti e pratiche culturali, come l'utilizzo di strumenti contaminati e macchinari o stoccaggio improprio di verdure o di semi con sostanze infette. Gli insetti sono un vettore importante per il movimento del patogeno. Gli insetti sono in grado di trasportare i batteri esternamente ed internamente e non ricevono alcun danno dai batteri. Tuttavia, vi è una continua ricerca relativamente a Dickeya dadantii circa la sua capacità di agire come un patogeno per gli insetti in generale e specificamente per gli afidi. L'afide del pisello è in grado di contrarre il patogeno da una pianta infetta per poi essere distrutto per l'azione di un meccanismo d'azione simile a quello di Bacillus thuringiensis Berliner 1915, producendo entomotoxine quali "CYT-like" che causano setticemia.
    Il fattore più importante per lo sviluppo del marciume molle è rappresentato dall'ambiente con elevata umidità e temperatura di 22-34 °C. Nelle serre, Dickeya dadantii può sopravvivere nei media invasatura con o senza una pianta ospite per un anno o più e nelle foglie delle piante per 5 o 6 mesi.
    Dickeya dadantii è un membro all'interno del genere Dickeya che è in grado di produrre il pigmento indigoidine (pigmento blu, la cui produzione conferisce una maggiore resistenza allo stress ossidativo, che indica che indigoidina può proteggere i batteri contro la specie reattive dell'ossigeno generato durante la risposta di difesa delle piante).
    La rapida identificazione di questa specie utilizza questo pigmento blu insolubile in acqua che compare nelle colonie batteriche per azioni chemiotassonomiche. Giova ricordare la chemiotassonomia, ad esempio come la chemiotassonomia batterica, si basa su analisi fenotipiche che considerano a che cosa un organismo è simile, il suo metabolismo energetico, i suoi enzimi e altre proprietà. Queste caratteristiche e questi dati vengono poi usati per raggruppare i microrganismi nella scala tassonomica, dalla specie fino al dominio. Ad esempio il contenuto in GC del DNA genomico di un organismo è una proprietà che fornisce informazioni per raggiungere conclusioni tassonomiche. Nei procarioti, come i batteri, il contenuto in GC varia ampiamente, con valori così bassi, come il 20%, e così alti, come quasi l'80%. Due organismi possono avere lo stesso contenuto in GC ma essere abbastanza diversi da un punto di vista sia tassonomico che filogenetico, in quanto, data una particolare composizione in basi del DNA, è possibile ottenere una grande quantità di sequenze. In questo caso l'identico contenuto in GC è privo di significato da un punto di vista tassonomico. Viceversa. Se il contenuto in GC tra due organismi differisce per circa più del 5%, essi avranno in comune poche sequenze di DNA e di conseguenza poco probabilmente risulteranno correlati. Continuando la spiegazione di questi concetti, possiamo affermare che la tassonomia molecolare, o chemiotassonomia, impiega l'analisi molecolare di uno o più costituenti cellulari. Il più importanti tra i metodi di chemiotassonomia che sono normalmente impiegati è l'ibridazione genomica DNA:DNA. Le sequenze nucleotidiche, come sappiamo, hanno un'importanza fondamentale perché se due organismi hanno nei loro DNA molte delle sequenze nucleotidiche uguali è verosimile che essi contengano molti geni estremamente simili (se non identici). Di conseguenza, ci si aspetta che due DNA ibridizzino l'uno con l'altro in modo proporzionale alle somiglianze delle loro sequenze geniche. L'ibridazione genomica misura, dunque, il grado di somiglianza di sequenze tra due DNA ed è utile quando il sequenziamento dell'rRNA non risulta definitivo. Si è stabilito che, valori di ibridazione del 70% o maggiori sono raccomandati per considerare due organismi appartenenti alla stessa specie, mentre valori di almeno 25% cono richiesti per asserire che due organismi appartengono allo stesso genere.
    Riprendendo il discorso, la presenza di un marciume molle può essere un'indicazione di una malattia batterica. Tuttavia, molti altri organismi possono presentare malattie ed anomalie che possono manifestarsi come vari marciumi molli o lesioni nere. La corretta identificazione è importante per le misure di trattamento e di controllo. Così, un supporto differenziale viene utilizzato per identificare Dickeya dadantii. I ricercatori della Fu Jen Catholic University di Taiwan hanno sviluppato un substrato di crescita che differenzia Dickeya dadantii da altre specie. Questo substrato di crescita, NGM, contiene nutrient agar (NA) ed un substrato con glicerolo integrato con MnCl2·4H2O. Per ottenere tale substrato, mescolare 23 g di NA, 10 mL di glicerolo (1% v/v), e 0,4 g di MnCl2& middot;4H2O (2 mM ) a 1,0 L di acqua. Nota il pH di questo substrato deve essere pari a 6,5 ed ha un colore di base marrone chiaro. La temperatura corretta per la coltura di Dickeya dadantii è di 28 °C. Un risultato positivo si verifica quando lacolonia batterica produce un colore blu brunastro sulla piastra di agar. Ulteriore isolamento e l'estrazione del pigmento indigoidina è possibile utilizzando i metodi descritti da Chatterejee e Brown (1981).
    Attualmente non c'è un controllo chimici efficace per Dickeya dadantii. Le pratiche più importanti riguardano la riduzione della"prevalenza" della malattia ed una corretta igiene dei materiali, eliminando tutti i materiali infetti ed evitando ambienti favorevoli alla malattia. Più importante per la gestione della malattia è l'eliminazione indiscriminata di tutti i materiali che semplicemente sono sospetti di essere infetti, perché Dickeya dadantii può diffondersi attraverso i tessuti per la propagazione vegetativa in modo asintomatico. Pertanto, è importante avere la certificazione di tutti i materiali per la quale questi risultano sicuramente liberi da malattia.
    Un adeguato controllo dell'umidità e del movimento dell'aria in combinazione con acqua di alta qualità, in un impianto di temperatura e luce regolata sono i metodi più comunemente impiegati per la prevenzione delle malattie. Altri controlli biologici di Dickeya dadantii includere funghi simbionti note come micorrize e proteine, possibilmente transgeniche. Trasferimento di geni che codificano per peperone dolce ferredossina come proteine ​​e defensine può dimostrato di ridurre la Dickeya dadantii della malattia in alcune specie coltivate. In condizioni controllate, piante con funghi micorrizici come Rhizoctonia solani G. Kühn, il 1858 e il Ceratobasidium resistenza sp dimostrato Dickeya dadantii.
    In sintesi, nel controllo di questo patogeno batterico bisogna effettuare ampie rotazioni colturali; i fertilizzanti azotati devono essere equilibrati; non bisogna utilizzare acqua contenente composti organici e proveniente da campi infetti.
    Per quanto concerne l'uso di prodotti anticrittogamici, i composti a base di rame possono limitare la malattia ed indurre un hardening ed una minore sensibilità delle piante.

    Malattie fungine
    Ceratocystis fimbriata Ellis & Halst. 1890 è un fungo patogeno delle piante che attacca colture come la patata dolce (causando una sintomatologia nota come marciume nero). Questo fungo viene inquadrato, tassonomicamente, come di seguito indicato: Natura, Mundus Plinius, Naturalia, Biota, dominio Eucarioti Chatton, 1925; Amorphea Adl et al, 2012.; Opisthokonta Cavalier-Smith, 1987; HolomycotaLiu et al., 2009; regno Funghi R.T. Moore (1980); sottoregno Dikarya DS Hibbett et al, in DS Hibbett et al., 2007; phylum Ascomycota Caval.-Sm. (1998); Subphylum Pezizomycotina O.E. Erikss. & Winka (1997); classe Sordariomycetes O.E. Erikss. & Winka (1997); sottoclasse Hypocreomycetidae O.E. Eriksson e K. Winka, 1997; Ordine Microascales Luttr 1951 ex Benny & Kimbr., 1980; Genere Ceratocystis Ellis & Halst. 1890.
    Ceratocystis fimbriata è stata originariamente descritta sulla patata dolce nel 1890. Da allora è stato trovato su una grande varietà di piante annuali e perenni. È un grande, complesso eterogeneo di specie che causano l'appassimento di molte piante economicamente importanti. Si pensa ha preso origine da tre ampie aree geografiche, il Nord America, l'America Latina e l'area asiatica.
    La forma specialis del fungo Ipomoea attacca la patata dolce, ed è probabilmente nativo nell'America Latina. Si è diffuso in molte località probabilmente sui rizo-tuberi. Il fungo può manifestarsi su una una massa secca, un marciume nero, di solito con periteci tipici per la presenza di un ostiolo, portato all'estremità di un lungo collo, dal quale fuoriescono, a maturità, le ascospore. In alcuni Paesi (come la Cina ed il Giappone), questa malattia solleva un vincolo importante per la produzione di patate dolci. In altri settori (come il Sud-est USA) il danno che questa malattia causa è meno grave grazie all'uso di varietà resistenti e di misure sanitarie adeguate. Fungicidi possono essere utilizzati in campi di patate dolci o sui residui dei campi, alla post-raccolta dei rizo-tuberi della patata dolce.
    I sintomi iniziali di marciume nero sono rappresentati da macchie piccole, circolari, leggermente infossate, di colore marrone scuro che si ingrandiscono diventando di colore verdastro-nero fino al nero, quando bagnato e nero-grigio quando asciutto (figura 13, a sinistra). All'interno delle macchie sui rizo-tuberi si osservano strutture fungine piccole, nere con collo lungo che sono le formazioni ascofore contenenti gli aschi con le ascospore. Queste strutture sono i periteci. (figura 13 a destra).
    Sull'ampolla del peritecio si osservano, anche ad occhio nudo, delle lunghe setole scure.
    Il marciume di solito rimane fermo e poco profondo. Tuttavia, se i funghi secondari o batteri invadono il tessuto, la polpa del rizo-tubero sotto il punto di attacco diventa nero e può estendersi al centro della radice. I tessuti vicino alla zona scolorita può avere un gusto amaro. Alla fine, l'intera radice può marcire. Radici che appaiono in buona salute al momento della raccolta possono marcire durante la conservazione in magazzino, durante il trasporto o al mercato.
    Per quanto riguarda la persistenza e la trasmissione, il fungo sopravvive nel suolo della coltura e sui residui colturali. Rizo-tuberi infetti possono sfuggire alla rilevazione al momento della raccolta e determinare grossi danni in magazzino.

    Figura 13 – Sintomatologia causata da Ceratocystis fimbriata sui rizo-tuberi (a sinistra); periteci sferici dotati di lungo collo, dal quale fuoriescono, a maturità, le ascospore che sono contenute negli aschi, a loro volta presenti nell'ampolla del corpo fruttifero (a destra).


    Fusariosi causata da Fusarium oxysporum f. sp. batatas). Giovani foglie alle estremità dei germogli ingialliscono, mentre le foglie più vecchie appassiscono per poi cadere tanto che al centro del campo si osservano ampie zone di terreno nudo. La vegetazione contaminata può morire subito dopo l'infezione o diventare stentata ed ingiallita. I fusti delle piante, all'altezza del colletto possono diventare leggermente blu (stelo blu). La parte interna del fusto o al di sotto del colletto si scolora con striature marroni interessanti il sistema vascolare. La selezione delle rizo-tuberi liberi dalla malattia è difficile perché i sintomi esterni non sono sempre presenti. Le varietà resistenti fanno registrare una minore perdita rispetto alle piante suscettibili (tabella 3).
  • Sclerotium rolfsii Sacc., 1911 è un fungo che causa una malattia di origine tellurica che inizia con interessare l'apparato radicale su una grande varietà di piante. Tale malattia provoca sintomi nettamente diversi sulle patate dolci: a) una ruggine sclerotiale; b) delle macchie circolari. Queste sintomatologie sono diverse, sia in termini di sintomi, sia in riferimento alla fase di produzione, quando tali sintomi si verificano.
    Sclerotium rolfsii causa una malattia molto comune sulle patate dolci. Questa malattia, detta anche marciume scleroziale o marciume dello stelo, si sviluppa quando il patogeno invade le i rizo-tuberi ed i germogli di sviluppo. Sui rizo-tuberi provoca un marciume molle che, quando invade i germogli di sviluppo, questi, quando emergono, muoiono con conseguente appassimento e morte dell'intera pianta (Figura 14). In condizioni umide, il micelio fungino bianco può essere visto sviluppare dalla base dei germogli infetti. Gli sclerozi sono color giallo di senape marrone che rappresentano le strutture di sopravvivenza del fungo patogeno che derivano dal micelio e producono nuovo micelio. La malattia si sviluppa in campo, generalmente, come aree circolari di piante colpite che possono essere sparse in tutto il letto di semina.
    Lo sviluppo della malattia si verifica in genere durante i periodi di umidità e umidità elevata soprattutto quando le temperature sono calde e le piante sono stressati. Cultivar variano nella loro sensibilità a questa malattia, ma anche Beauregard, che è considerato resistente, soccombe quando sottolineato.
    La moria sclerotiale può essere gestito mediante diverse pratiche. Bisogna utilizzare, come sementi, solo rizo-tuberi liberi da malattia. Bisogna scegliere solo cultivar con una certa resistenza alla malattia ed evitare quelli che sono note per essere estremamente sensibili. Bisogna scegliere un suolo ben drenato per il letto di semina che non hanno una storia della malattia o non è stato mai coltivato a batata (o altre colture sensibili) per almeno 3-4 anni. La fumigazione del terreno con metam-sodio, Vorlex, bromuro di metile o cloropicrina può aiutare a ridurre l'inoculo. Trattare le i rizo-tuberi seme con un fungicida, come dichloran, prima o alla semina, con acqua sufficiente ad assicurare una buona copertura della superficie radicale. Se i letti si semina sono coperti con pacciamatura plastica, bisogna perforare la stessa per permettere un'adeguata ventilazione ed evitare l'accumulo di umidità eccessiva.
    La sintomatologia che causa la "macchia circolare" si sviluppa tipicamente rizo-tuberi in campo poco prima della raccolta. Le lesioni sulle radici sono circolari, 1-2 cm di diametro per 1-4 mm. La superficie della lesione è secca e marrone con il tessuto decaduto sottostante marrone giallastro. Nella maggior parte dei casi, lo sviluppo della lesione si interrompe non appena le radici vengono raccolte. Nel rizo-tubero il tessuto necrotico superficiale della lesione è separato dalla radice in seguito alla formazione di una zona abscissione sottostante.
    Il verificarsi della sintomatologia di "macchia circolare" è molto sporadica ed alcune cultivar sono più sensibili di altre. I fattori che influenzano l'incidenza della "macchia circolare" non sono completamente noti ed il suo sviluppo è spesso associato a lunghi periodi di persistenza di acqua in campo, soprattutto quando il terreno è caldo. In queste condizioni, le lesioni tendono ad essere molto più ampie e più profonde e il marciume molle può distruggere l'intera radice. Le sole pratiche di gestione di questi sintomi consistono nella scelta di cultivar che sono più resistenti alla malattia e nell'evitare i campi con una storia di malattie causate da Sclerotium rolfsii.

    Figura 14 – Ife e sclerozi (ciascuno simile ad un "granello di senape") di Sclerotium rolfsii su germogli infetti e decadimento parziale del rizo-tubero seme causato dalla moria scleroziale (a sinistra). Lesioni piatte circolari su una radice dolce di batate mature. Le ascospore si trovano negli aschi, contenuti, a loro volta, nell'ampolla del peritecio (a destra).


  • L'alternariosi è una malattia fungina, causata da Alternaria bataticola Ikata ex W. Yamamoto 1960, che si manifesta con macchie fogliari e necrosi sullo stelo che danneggiano gravemente il fogliame edi i fusti delle piante. La malattia è molto importante in Africa orientale e centrale ed in Brasile. Anche se non sono stati trovati dati sulle perdite causate da questa malattia, è stato accertato che è in grado di causare danni importanti e causare la morte della pianta.
    La malattia si manifesta all'inizio con piccole lesioni ovali di colore che va dal bruno al nero con un tipico aspetto di grande occhio che appare come anelli concentrici, sulle foglie, steli e piccioli. Le nervature fogliari sulla superficie inferiore delle foglie appaiono imbrunite. Col progredire della malattia, le lesioni diventano necrotica solitamente circondate da un ampio alone giallo; subito dopo, tutta la lamina fogliare diventa clorotica con tessuti iperidrici. La base e l'area centrale delle foglie sono più colpite rispetto alle aree terminali. Il terreno sottostante le piante ammalate è spesso ricoperto da detriti fogliari anneriti.
    Sui piccioli e sugli steli, le lesioni sono inizialmente di colore grigio, ma quando queste ingrandiscono, diventano nere e infossate. Infine, i piccioli e gli steli sono completamente circondati da tali lesioni e la pianta muore (figura 15).
    Il micelio di Alternaria bataticola è scuro e marrone, quasi ialino, settato e ramificato. Le colonie su agar sono grigio-verde. I conidiofori sono singoli o riuniti in fasci, non ramificati, eretti o leggermente ricurvi, con 2-7 setti, marroni da chiaro a scuro, lunghi 47-80 mm e e larghi 7 mm. I conidi sono solitari, allungati, muriformi sub-clavati, trasversalmente 5-12 settati, longitudinalmente 0-8 settati, da pallidi a scuri e bruni, lisci.L'estremità conidica è lunga, filiforme, da incolore a marrone chiaro, settata, spesso ramificato una volta e, occasionalmente, fino a tre volte e misura 16-128 x 3-6 mm.
    Circa la biologia e l'ecologia, il fungo sopravvive nel terreno e nei residui delle piante. I conidisi diffondono per via aerea, attraverso il materiale infetto ad opera del vento, spruzzi di pioggia, e mediante l'acqua.
    L'alta umidità relativa o acqua libera è necessaria per l'infezione e la sporulazione, condizioni comuni nelle regioni tropicali a causa della pioggia continua. La malattia e, quindi, le lesioni aumentano con l'altitudine come osservato in Africa. In condizioni asciutte le lesioni assumono un tono argenteo.
    In altre specie di Alternaria la presenza di differenti tossine è stata riportata come acido alternarico, che potrebbe essere la ragione per cui i tessuti della lesione sono iperidrici con la formazione di una goccia.
    La malattia, così come l'agente causale, è stata descritta solo pochi anni fa, in Africa (Etiopia e Burundi) e Sud America (Brasile).
    La batata è il solo ospite conosciuto di Alternaria bataticola.
    La diagnosi di questa malattia può essere differenziata da altri maccie delle foglie di questa specie coltivata per la sua gravità. Non esistono altre malattie fogliari, con l'eccezione della scabbia delle foglie e del fusto (causata dal fungo Elsinoe batatas), che può essere così distruttiva.
    Ci sono altre specie Alternaria che causano sintomi di altenariosi sui fusti, ma attaccano solo le foglie adulte basali.
    Il controllo colturale di questa malattia fungina consiste nell'utilizzo di materiali per la propagazione sicuramente esenti da contaminazioni del fungo fitopatogeno.
    L'impiego di piante resistenti e tolleranti assume notevole importanza ed è stato suggerito che le varietà con l'epidermide del rizo-tubero di colore rosso sono le più resistenti rispetto alle varietà con epidermide bianca (Tabella 3).
    Per il controllo chimico, anche se non sono stati trovati dati relativi all'utilizzo dei fungicidi, prodotti a base di anilazina (dyrene) e ditiocarbammati (mancozeb) sono considerati fungicidi specifici per controllare le alternariosi in altre colture e probabilmente può essere efficace contro Alternaria bataticola. Sono auspicabili progetti di ricerca per quanto riguarda questo aspetto.

    Figura 15 – Alternariosi sulle foglie, sui piccioli e sui fusti di batata (A). Lesioni nere di alternariosi che si affondano nei tessuti (B). Conidifori e conidi di Alternaria bataticola; si osservi la caratteristica parete muriforme dei conidi, la loro variabilità nelle dimensioni e nella forma, la loro aggregazione da catenulata a libera (C).


    La batata può essere soggetta all'attacco di altre malattie che sono di seguito indicate:
    • Muffa blu causata da Penicillium Link, 1809, spp.;
    • Macchie fogliari da Cercospora causata da Cercospora ipomoeae G. Wint. sinonimo di Cercospora bataticola Ciferri & Bruner (1931);
    • Marciume carbonioso causato da Macrophomina phaseolina (Tassi) Goidanich (1947). Il fungo attacca il fusto delle piante nella parte basale, vicino al colletto, su cui si formano lesioni allungate e depresse, che assumono prima un colore rossastro e poi grigio scuro. Le piantine giovani muoiono; nelle piante adulte le foglie ingialliscono e seccano e la pianta può infine spezzarsi. La lotta è essenzialmente preventiva e si può attuare con la concia del rizo-tubero seme, la fumigazione del terreno e la rotazione delle colture.
    • Distorsione clorotica delle foglie causata da Fusarium lateritium Nees Fr. (1817); teleomorfo Gibberella baccata (Wallr.) Sacc. (1878);
    • Marciume secco causato da Diaporthe phaseolorum Cooke & Ellis) Sacc., 1882 sinonimo Diaporthe batatatis Harter & E.C. Field; anamorfo Phomopsis phaseoli (Desmaz.) Sacc., (1915);
    • Foot rot causato da Plenodomas destruens Harter (1913); sinonimo Phomopsis destruens (Harter) Boerema, Loer. & Hamers 1996; (figura 16)

      Figura 16 – A: annerimento o marciume della porzione inferiore del fusto. B: rizo-tubero infetto con periderma sbucciato all'indietro che rivela picnidi (corpi fruttiferi agamici del fungo patogeno). C: diffusione del marciume dall'area finale del rizo-tubero. D: forma dei conidi di Plenodomas destruens: & alpha;-conidi unicellulari, ialini, oblunghi o ovali, binucleati (a sinistra) e & gamma;-conidia da clavati a subcilindrici, con la base alquanto tronca ed un lato leggermente curvo (a destra). E: picnidi stromatici neri, erompenti sul fusto infetto.


      Altri attacchi parassitari sono:
    • Muffa grigia causata da Botrytis cinerea Pers. Pers. 1822; teleomorfo Botryotinia fuckeliana (de Bary) Whetzel, (1945);
    • Macchie nere causate da Lasiodiplodia theobromae (Pat.) Griffon & Maubl. = Botryosphaeria rhodina (Berk. & M.A. Curtis) (1970);
    • Marciume fogliare causato da Choanephora cucurbitarum (Berk. & Ravenel) Thaxt., 1903;
    • Maculatura necrotica causata da diversi patogeni fungini, come Pythium Pringsh. (1858) spp.; Pythium scleroteichum Drechsler (1934); Pythium ultimum Trow (1901); Phytophthora de Bary (1876) spp.;
    • Marciume causato da Phomopsis ipomeae-batatas Punithalingam (1982) = Phyllosticta batatas (Thüm.) Sacc. (1884);
    • Marciume radicale causato da Phymatotrichopsis omnivora (Duggar) Hennebert, (1973) = Phymatotrichum omnivorum Duggar (1916);
    • Radice rosa causata da Phoma terrestris H.N. Hansen (1929) = Pyrenochaeta terrestris (H.N. Hansen) Gorenz, J.C. Walker & Larson, (1948);
    • Trichoderma Pers., 1794 spp.; Trichoderma koningii Oudem. (1902);
    • Rhizoctonia solani J.G. Kühn 1858; teleomorfo Thanatephorus cucumeris (A.B. Frank) Donk, 1956;
    • Marciumi causati dal genere Rhizopus Ehrenb. 1821 spp. e dalla specie Rhizopus stolonifer (Ehrenb.) Vuill. 1902 = Rhizopus nigricans Ehrenb., 1821;
    • Marciume delle radichette causato daun complesso di funghi costituito da Fusarium solani (Mart.) Sacc., 1881 e Pythium Pringsh. (1858) spp. e Pythium ultimum Trow (1901) e Rhizoctonia solani J.G. Kühn 1858; Streptomyces ipomoeae (Person & Martin 1940) Waksman & Henrici 1948;
    • Ruggine rossa causata da Coleosporium ipomoeae (Schwein.) Burrill (1885) = Uredo ipomoeae Schwein. (1963);
    • Ruggine biabca causata da Albugo ipomoeae-panduratae (Schwein.) Swingle, (1892);
    • Scabbia del fusto e delle foglie causato da Sphaceloma batatas Sawada (1931), teleomorfo Elsinoe batatas Viégas & Jenkins (1943);
    • Riscaldo causato da Monilochaetes infuscans Halst. ex Harter (1916);
    • Septoriosi causato da Septoria bataticola Taubenhaus (1914);
    • Macchie sui rizotuberi conservati causate dalcomplesso fungino Epicoccum Link ex Steudel 1824 spp. e Fusarium solani (Mart.) Sacc. e Mucor racemosus Bull., (1791) e Sclerotinia Fuckel 1870 spp.;
    • Macchie superficiali causate dal complesso Fusarium oxysporum Schlechtend. (1824) e Fusarium solani;
    • Macchie radicali violette causate da Helicobasidium longisporum Wakef. (1917).

    Nematodi parassiti
    • Anelli grigi delle radici (nematodi dei tuberi e delle radici)
      • Ditylenchus dipsaci (Kühn 18 57) Filipjev 1936;
      • Ditylenchus destructor Thorne 1945.
    • Gallerie
      • Radopholus similis (Cobb) Thorne 1945.
    • Fratture
      • Xiphinema Cobb 1913 spp.;
      • Xiphinema americanum Cobb (1913).
    • Lesioni
      • Pratylenchus brachyurus (Godfrey, 1929) Filipjev & Schuurmans Stekhoven 1941;
      • Pratylenchus coffeae (Zimmerman) Goodey.
    • Lesioni a perno
      • Paratylenchus Micoletzky 1922 spp.
    • Lesioni reniformi
      • Rotylenchulus reniformis Linford & Oliveira 1940.
    • Marciumi delle radici
      • Meloidogyne Goeldi 1892 spp.;
      • Meloidogyne arenaria (Neal) Chitwood (1949);
      • Meloidogyne hapla Chitwood 1949;
      • Meloidogyne incognita (Kofoid & White) Chitwood 1949;
      • Meloidogyne javanica (Treub) Chitwood 1949.
    • Marciumi a spirale
      • Helicotylenchus Steiner 1945 spp.
    • Punture
      • Belonolaimus longicaudatus Rau (1958).
    • Stubby-root
      • Paratrichodorus Siddiqi 1974 spp.
      • Paratrichodorus minor (Colbran 1956) Siddiqi 1974.
    • Stunt
      • Tylenchorhynchus Cobb 1913 spp.


    Raccolta e produzione
    Il momento della raccolta viene stabilito quando pezzatura, forma, colore e consistenza sono quelli propri della varietà utilizzata.
    La raccolta avviene quando le foglie incominciano ad ingiallire. La produzione ad ettaro varia dai 200 ai 300 quintali di tuberi (o più). Prima di essere conservati in ambiente asciutto, scuro e ventilato, devono essere ripuliti dalla terra ed asciugati.
    Bisogna utilizzare imballaggi nuovi o, se usati, adeguatamente puliti in modo da garantire la sicurezza igienicosanitaria.
    Composizione chimica media dei tuberi di Batata: acqua 71%, amido 17,5%, altri carboidrati circa 7,5%, fibra 1%, proteine 1,8%, grassi 0,2%, ceneri 1%.
    Fra le avversità della patata americana, le malattie di origine virale rappresentano sicuramente il fattore biotico maggiormente limitante la produzione a livello mondiale.
    Sono stati descritti fino a oggi 19 virus capaci di infettare tale coltura, di questi solo 11 sono stati uffi cialmente riconosciuti dalla Commissione internazionale per la tassonomia dei virus (ICTV).
    Tale numero sarà destinato con molta probabilità ad aumentare in un prossimo futuro, in seguito a indagini più capillari sulle colture di patata americana e al miglioramento delle conoscenze virologiche, con particolare riferimento agli aspetti molecolari. Sebbene le malattie virali della batata siano spesso causate da un complesso di virus, SPFMV rappresenta in ogni caso il più diff uso su questa coltura. Per questo motivo SPFMV è forse il virus più studiato in dettaglio. In molti casi le infezioni causate esclusivamente da tale virus causano sintomi lievi o sono del tutto asintomatiche.
    Alcuni ceppi del virus possono causare però danni qualitativi considerevoli, poiché determinano la suberificazione interna del tubero e/o la formazione di lesioni sulla superfi cie della radice più o meno profonde.
    In ogni caso, quando l’infezione causata da SPFMV diventa cronica e a carattere endemico si registrano spesso notevoli cali di produzione, in conseguenza della notevole riduzione della vigoria delle piante.
    Questo potrebbe essere proprio il caso delle infezioni osservate in provincia di Latina, dal momento che la diffusione e l’intensità dei sintomi è andata via via aumentando nel corso di questi ultimi anni.
    La cronicizzazione della malattia, con molta probabilità, è stata causata accidentalmente dalla ripetuta propagazione di materiale infetto, che ha portato nel tempo alla diffusione ed alla recrudescenza della malattia, con manifestazioni sintomatologiche sempre più intense e diffuse.
    Oltre a ciò, un ruolo nella diffusione di SPFMV può essere svolto anche da afidi vettori, sebbene le infestazioni afidiche nell’Agro Pontino non rappresentino un importante problema fitosanitario.
    Sarebbe auspicabile un intervento mirato di recupero della coltura, con particolare riferimento all’ecotipo dell’Agro Pontino, allo scopo di selezionare materiale di propagazione virus esente da impiegare in un successivo programma di riqualificazione sanitaria della coltura.

    Usi
    Più del 95% della coltivazione dell' Ipomoea batatas è prodotta nei paesi in via di sviluppo, dove rappresenta il quinto alimento base. Si utilizzano di norma i rizotuberi della pianta che vengono cucinati bolliti, fritti o al forno. Sono industrialmente utilizzati anche per l'estrazione di amido, alcol e per la produzione di farine. Anche le foglie ed i giovani germogli sono commestibili.
    Altri usi non culinari comprendono:
    • la produzione di coloranti. In Sud America il succo delle patate dolci di colore rosso combinato con il succo di lime viene impiegato come colorante per i tessuti.
    • la produzione di mangimi. Tutte le parti della pianta vengono impiegate come mangimi per animali.
    • un uso ornamentale in quanto, se si fa germogliare e si annega il rizotubero in acqua può assumere un bell'aspetto.
    In tutte quelle ricette in cui si usano le normali patate o la zucca, dato che il sapore della batata è a metà strada tra questi due più noti e utilizzati alimenti, si può cucinare un risotto di batata insieme a delle ottime batate al forno.
    A differenza delle normali patate, però, la batata rossa può essere consumata anche cruda insieme alla sua buccia ben lavata (è ottima ad esempio nell'insalata). Evitando la cottura, tra l'altro, si mantengono intatti tutti i valori nutritivi e le numerose proprietà di questo tubero. C'è da sottilineare poi che è soprattutto nella buccia che si trova una sostanza che sembra avere effetti benefici sulla riduzione del colesterolo e della glicemia: il Cajapo. Le statistiche dicono che nei paesi dove la batata viene consumata più frequentamente cruda (alcune regioni del Giappone) ci siano meno persone affette da malattie come diabete, ipertensione e anemia.
    Arriviamo agli svantaggi: primo tra tutti la difficile reperibilità di questo alimento. Io la trovo sempre disponibile da NaturaSì, ma non l’ho mai vista altrove. Il prezzo poi non è certamente per tutte le tasche. In una zona calda si puo piantare sul terrazzo di casa o in giardino in modo da averla sempre disponibile.
    Nonostante la batata rossa sia di origine americana e poco diffusa e conosciuta nel nostro paese, anche in Italia sono nate alcune cooperative che la producono con i metodi dell’agricoltura biodinamica.
    Le radici abbondanti e ramificate si ingrossano formando dei tuberi, lunghi fino a 30 cm, simili alla patata, ma più affusolati. La batata ha una scorza liscia gialla rossastra segnata da solchi, all’interno può assumere diverse colarazioni, rossa, giallo pallida o marrone.Il suo sapore a metà tra la patata tradizionale e la zucca rossa e si presta alle più svariate preparazioni e ricette, come il pane di batata.
    Il suo ciclo produttivo dura dai 180 ai 200 giorni, quindi occuperà il terreno o a lungo, ma ne vale la pena perché in compenso ha un apporto nutrizionale eccellente: contiene quasi il triplo del fabbisogno giornaliero di Vitamina A e ha un potere antiossidante, emolliente e lenitivo.
    Terreno e clima
    Preferisce un terreno sciolto, leggero e organico, una posizione assolata, riparata dal vento e un clima temperato.
    Esigenze colturali
    Se possibile arricchite il terreno con del concime organico a base di potassio e azoto e annaffiate regolarmente durante l’intero ciclo vegetativo. E’ buona regola togliere le malerbe dalla base fino a quando la sua vegetazione non ricoprirà il terreno circostante, inoltre se non volete vederla adagiata e prostata dovete prevedere dei sostegni.
    Raccolta e riproduzione
    L’impianto avviene mediante l’uso di talee o tuberi, in questo caso si usano i tuberi più piccoli e con molte gemme, ma c’è chi li fa radicare in acqua prima di metterli a dimora. Gli stoloni invece vengono emessi ai nodi delle radici e possono infatti essere sfruttati per la creazione di nuove piante, mettendoli a germogliare in locali luminosi. Una volta germogliati vanno posti in terra in marzo e aprile nella quantità di 5 piante al metro quadro, distanziate tra loro di circa 40-50 cm. La raccolta si effettua dopo 6-7 mesi, quando gli steli iniziano a ingiallire, si taglierà la parte aerea e si estrarranno tuberi dal terreno. Per conservarli andranno ripuliti dalla terra e tenuti in un luogo scuro, asciutto e ventilato.
    La batata ha delle virtù terapeutiche e nutrizionali particolari, soprattutto il caiapo estratto dalla sua buccia, viene utilizzato dalle popolazioni giapponesi per curare l’anemia, l’ipertensione e il diabete.
    Ma se proprio non ci interessa mangiarla, spostiamola in giardino e coltiviamola come pianta decorativa, soprattutto nella varietà "Blackie" a foglie rosse.

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